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Recensioni
Prelude for voice and silenceMarilena Paradisi  with Michiko Hirayama

“Prelude for Voice and Silence”
(Siltaclassics, 2011)

di Fabrizio Ciccarelli

 

La voce è lo strumento più antico che l’uomo ricordi, per questo il più misterioso e vero, quello più vicino all’espressività profonda, l’unico in grado di parlare direttamente all’inconscio e dell’inconscio, senza limiti, senza fratture “razionali”. Il canto “improvvisato”, prassi psicanalitica inspiegabilmente poco nota, è arcaico mèlos di potenzialità innate, crediamo genetiche, di un linguaggio al “grado zero”, semplice nell’idea e difficile nella performance. Da un lato è immediato, dall’altro è frutto di meditazione, di “studio” nel senso etimologico del termine, “impulso interno”, “applicazione della mente a qualcosa, per impararla”.

L’interazione di Marilena Paradisi e Michiko Hirayama dà per questo vita a 22 tracce di “improvvisazione totale”, realizzate in un’unica session, ispirate nell’incisione da tele di Pablo Picasso e  Kasumasa Nakagawa, suggerendo come la technè mai sia opposta al logos, e come il logos non sia mai distante dall’anima, ànemos come “vento”, principio della vita.

Non si tratta di trasgressione, come si potrebbe pensare, come transgressus, “andato al di là”, bensì di espressione di quanto di più spirituale esista nell’uomo, e di un “silenzioso” poeticamente eclissato.

Come detto nelle note: il lavoro nasce senza secondi fini, senza preoccuparsi se verrà capito, se sarà riconosciuto…un “fare nonostante”, una ricerca estrema sulla voce e sul significato profondo dello strumento vocale. Consone ancora alla nostra riflessione le parole della Hirayama: non esiste una voce bella o brutta. In quella bella può non esserci vita, in quella brutta possiamo scorgere vitalità.  La ricerca è cercare e trasmettere qualcosa di vivo, attraverso la voce come strumento.

Marilena Paradisi ha inciso finora 4 eccellenti albums:  I’ll never be the same, Philology 2002, col trio di Eliot Zigmund; Intimate conversation, Abeat 2004, in duo col contrabbassista Pietro Leveratto; Pensiero. Omaggio a Gino Paoli, Philology 2007, con Dino Piana e Renato Sellani; Rainbow inside, Silta 2010, con il chitarrista Arturo Tallini.  Ognuno di questi segna un momento diverso del suo avvicinarsi alla riflessione più radicale al senso dell’interpretazione e, soprattutto, dell’espressione nel canto. Naturale l’approdo alla Casa Discografica più attenta, in Italia, alle mutazioni dell’arte, al divenire moderno della musica, la  Silta Records, sensibile e attenta nel testimoniare i cambiamenti: operazione complessa ed assolutamente meritoria.

Michiko Hirayama, una delle più raffinate interpreti della vocalità contemporanea, ha collaborato con John Cage, Pierre Boulez, John Eaton, Luciano Berio e Sylvano Bussotti, magnifica musa del minimalismo di Giacinto Scelsi, giunta a Roma, come lei ricorda, non per imparare il bel canto, ma per riscoprire la fonte dell’energia creativa della musica e quindi ritrovare quell’identità confusa nello studio che è prassi della musica occidentale.

Ciò che Prelude for Voice and Silence testimonia è il punto debole del “sistema” musicale contemporaneo, che pensa più all’offerta  che alla domanda, più all’irresponsabilità estetica che alla proposizione della creatività, più alla conservazione che al nuovo, grammaticalmente più al participio passato che al condizionale.

Come ebbe a dire Khalil Gibran: Il segreto del canto risiede tra la vibrazione della voce di chi canta ed il battito del cuore di chi ascolta .Senza preludi intellettualistici, senza preconcetti distratti, senza disagi accademici.

Vivo e fiero il canto di Marilena e Michiko, nell’amore incantato per l’anima del mondo.

Fabrizio Ciccarelli 

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