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Recensioni
Pippo Matino/Silvia Barba
“Bassvoice Project” (Widelab 2010)
di Chiara Padellaro
Il disco di Pippo Matino e Silvia Barba, “BassVoice Project” è prima di tutto un esperimento in continua evoluzione: quindici brani che spaziano in lungo e in largo dalla musica d’autore, al jazz moderno, al pop, a pezzi inediti, attraverso i quali i due “esprimono un’esigenza di totalità musicale, di dialogo fittissimo e di accoppiamenti insoliti”.
Il progetto, maturato in due anni di lavoro e ricerca, ha come pilastri il groove di Pippo Matino, bassista, ma prima di tutto musicista di riconosciuta fama internazionale, nel progetto anche alla chitarra elettrica, ma anche piano e tastiere e, all’estremo sonoro opposto, la voce della cantante romana Silvia Barba che si mette alla prova spaziando tra i generi più vari.
Nella maggior parte dei brani si uniscono ai due altri musicisti: Claudio Romano alla batteria, Roberto Schiano al trombone, entrambi al fianco di Matino anche nella formazione “Essential Team”, Peter de Girolamo al piano e tastiere, Paolo Recchia al sax e Zibba, cantautore ligure dalla voce calda e profonda in piacevole contrasto con le sonorità della vocalist.
Si parte con una track di Ivano Fossati, “La musica che gira intorno”, il primo dei brani riarrangiati da Matino che con il suo messaggio fa quasi da “manifesto” della filosofia stessa di “BassVoice Project”: la musica che gira intorno è quella che il duo senza barriere, con estrema apertura, e in un continuo work in progress, vuole fare propria. Il brano è un esempio di cantautorato italiano in cui si privilegiano le parole: la formazione l’ha reso più morbido nelle sonorità, lasciando però, anche nell’interpretazione di Silvia Barba, le sue caratteristiche essenziali. Si passa poi a “Sardinia”, composta dalla coppia Matino- Barba, caratterizzata dai tratti partenopei su un tappeto sonoro fatto di drum’n bass ed effetti.
L’orecchio viene poi messo alla prova con una versione samba di “Summertime” che evolve quasi naturalmente in “Mas que nada” di Jorge Ben: suoni e ritmo che ben si distaccano dai due precedenti brani, cosa che capita spesso e volutamente nel disco per dare prova della sperimentazione a 360°.
Segue “Regalami di te”, altro brano scritto dai due in cui la voce di Zibba duetta con quella della cantante: jazz in chiave moderna enfatizzato dal piano di Peter de Girolamo che fa da contrasto alle liriche di largo respiro delle parti vocali.
La quinta traccia è una delle due versioni presenti nel disco di “Bang bang. My baby shot me down”: la prima mantiene la veste malinconica tipica del brano, nonostante il ritmo swing di base, l’altra versione, più breve ma più intensa, solo piano e voce, ha un tempo più libero e un’interpretazione più struggente.
I restanti due brani inediti del disco sono “My clouds” e “Gioia”, quest’ultima espressamente dedicata al Joe Zawinul & Syndicate, molto amato da Matino. Il primo, con testo in inglese, è un brano intimo, rievoca un momento di pioggia, un temporale interiore, il secondo, totalmente opposto nel genere, ha un groove funky coinvolgente e degno di nota sul quale, con grande maestria e divertimento, si destreggia la coppia dando prova del loro affiatamento.
Gli arrangiamenti spaziano poi tra “Master Bluster” di Stevie Wonder , con il carattere reggae del jammin’ and jammin’ che rischiara le parti di maggiore impatto caratterizzate dalle improvvisazioni di Schiano al trombone e, rimanendo tra gli omaggi internazionali, “Grapefruit” di Waits, altro duetto tra Barba e la voce profonda di Zibba, anche qui intramezzati dalle improvvisazioni di Schiano. Chiude l’album una versione live di “Time after time”.
Gli arrangiamenti dei brani italiani rappresentano invece un omaggio a grandi nomi del panorama nostrano: dall’adattamento italiano curato da Battiato de “La canzone dei vecchi amanti” di Brel e Jouannest, cantata anche in francese nella versione del disco, a Dalla con “Futura”, in cui il duetto tra Zibba e Barba dà un nuovo sapore anche al significato del brano sembrando quasi una coppia di amanti che immagina il proprio futuro. Infine le pietre miliari del passato. “Lontano Lontano” di Tenco interpretata solamente dal duo: la scelta è di abbandonare il tipico ritmo anni ’60 e concentrare le forze in una versione appassionata di neanche due minuti e mezzo, come se fosse veramente un omaggio al compositore. Infine un classico della canzone napoletana della prima metà del ‘900 come “Reginella” di Bovio e Lama. Quest’ultimo brano viene interpretato in maniera semplice ed essenziale, con un accompagnamento che a tratti ricorda un mandolino o la celebre interpretazione a ritmo di valzer di Roberto Murolo: è come se fossero i musicisti con la loro formazione a volersi adeguare al brano e non viceversa, quasi come a dire che “Reginella” fa talmente parte della nostra cultura che va suonata così come la gente comune la canterebbe.
I brani dei cantautori italiani, concentrati circa a metà della scaletta, si susseguono uno dopo l’altro, scelta forse non casuale all’interno di un disco e di un insieme musicale che volutamente non si può racchiudere in un genere, ma che rimane libero per accettare le più varie influenze e sperimentazioni.
Chiara Padellaro
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