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Stefano Cazzato, Studiò diritto ma poi si piegò, Aforismi, Giuliano Ladolfi editore 2021

“Queste idee che sorvolano lo spazio e che, tutto a un tratto, urtano contro le pareti del cranio…” Le parole di Emil Cioran, tratte dal suo “Sillogismi dell’amarezza”, appaiono in particolar modo appropriate per l’ultima opera di Stefano Cazzato “Studiò diritto ma poi si piegò” (pubblicata da Giuliano Landolfi Editore).

Non a caso proprio in Cioran il nostro autore riconosce il suo principale maestro, iscrivendosi in una tradizione che non esclude i grandi aforisti italiani, primo tra tutti Ennio Flaiano.

Per lui l’aforisma si mostra essere lo strumento linguistico più congeniale, la veste perfetta per le idee che urtano contro il suo cranio. Per quelle che, “afferrate al volo quando si sono degnate di passare dalle sue parti”, ha riunito in un taccuino solo apparentemente raccolta di idee sparse. L’opera infatti rivela una sua organizzazione interna, risultato di una ripartizione tematica che orienta il lettore nel cammino attraverso la raccolta.

Colti per caso a sua detta, eppure evidentemente frutto di una attitudine al dissacrante, tipica di un occhio incline a guardare il mondo in modo attento, divertito e straniante, questi aforismi rivelano il piacere per il gioco linguistico inatteso e sconcertante. Tutto con il chiaro intento di lasciare al lettore la possibilità di non condividere, di non riconoscersi e, in ultima istanza, di non approvare.

Ma se si condivide e si partecipa al gioco si viene catapultati in un universo del quale forse non si rammenteranno le parole, alle quali, l’autore ne è cosciente, saranno attribuiti anche significati divergenti dalle sue intenzioni, ma certamente ci si approprierà del modo ironico e a volte disincantato con il quale l’opera indaga il mondo e il modo in cui lo viviamo.

D’altro canto “Il mondo è una domanda aperta alla quale l’uomo prova a rispondere senza aver studiato.”

Angela Cipriani

 

 

 

 

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