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Dalla musica alle muse

 

Un viaggio poetico nella sensibilità femminile

Nicola Vacca, Muse nascoste. La rivolta poetica delle donne, Galaad Edizioni, 2021, pp. 115, euro 12.00.

Da alcune tra le più grandi donne del jazz, cui ha dedicato delle splendide ballad in versi (Arrivano parole dal jazz, 2020), alle donne della poesia: prosegue così il cammino del critico e scrittore Nicola Vacca nello spirito musaico, che prende forma nella voce femminile, che è voce di piacere e di testimonianza civile, di bellezza e di denuncia politica, di contatto con l’essenza del mondo e di introspezione, di immaginazione produttiva e di speranza.

Si comincia con Emily Dickinson capace di creare “meravigliosi ed eretici istanti di sconsideratezza che sanno visceralmente squartare senza ipocrisia le ferite del suo secolo, del mondo, della sua stessa carne che crede nell’al di là del verso” e si finisce con Giorgia de Cousandier la cui poesia “è un gioco a carte scoperte con la memoria per cercare indizi di assoluto nella vita che corre”.  

E poi tante altre figure importanti, più note come Simone Weil, Agota Kristòf, Amelia Rosselli, Cristina Campo, Marina Cvetaeva, Silvia Plath, e meno note come Jolanda Insana, Claudia Ruggeri, Nelly Sachs, Hilde Domin, Piera Oppezzo, tutte accomunate dal talento, dall’incomprensione e da un destino difficile, quando non tragico.

Muse nascoste è tutto questo. Ma è anche lo scavo in una pagina marginale (perché messa ai margini) e dimenticata (perché condannata all’oblio dal pensiero unico) della storia letteraria del Novecento. Marginale, dimenticata e perciò preziosa nell’indicare un’alternativa alla vita così com’è.

Non è quindi per rincorrere un corrivo e ideologico femminismo che l’autore si mette sulle orme di queste muse, ma per ascoltarle e indagare quanta diversa e ribelle sia stata e sia, anche a distanza di anni e nonostante qualche tardiva riscoperta, la loro presenza nel panorama culturale e sociale.

Esiliate o autoesiliate, esse hanno infatti costruito un mondo più autentico e più vivibile di quello reale: è il mondo della lingua, che anticipa e incrementa con un surplus di senso l’esistente, il mondo dove si sperimentano e si sedimentano i significati a venire. Che sfidano il tempo e l’individualità. Che profumano d’eterno. 

Stefano Cazzato

 

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