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Chet Baker – My old flame – vinile Pacific Jazz 2021

Tra i più grandi trombettisti, fra le più intriganti e sensibili figure del Jazz, Chet Baker, personalmente tra i cinque di tutti i tempi nell’ambito Blue, descritto magnificamente nel film di Bruce Weber Let’s get lost.

Scegliere fra la discografia di Chet è difficile, bellissima ed allo stesso tempo un po’ confusa e discontinua dal lato qualitativo. Ma scegliere è il nostro imperativo categorico: il disco cool dalla voce suadente, roca, lirica, fumosa e da non crooner  ha messo in ombra del suo modo di suonare le doti più infuocate, apprezzato da Charlie Parker fin dal 1952, un suono che poteva esser diretto come un uppercut, perfettamente aderente ad un timing eccellente e ad una tecnica strumentale lontana da virtuosismi e da pirotecnie, sempre adeguata ad un’estetica distinta da un’asciutta essenzialità.

L’album è tratto dalle performance al Tiffany Club con un quartetto di gran qualità: il raffinato Russ Freeman al piano, l’elegante Carson Smith al contrabbasso ed il creativo Bob Neill alla batteria, abile ad accompagnare sia nelle ballads che negli uptempo più energici.

Parliamo di Chet trombettista: le sue tipiche soffiate quasi con rabbia, con un rancore maudit nei confronti della vita, un suono opaco e rabbioso, tenero e semplice, elegiaco e maledettamente bop, sono adeguatamente sostenute da una sezione ritmica in comunanza spirituale col leader, sia nella leggerezza di Lyne for Lions che nei brani più rapidi, Freeman all’altezza del romanticismo di Chet, passionale anche se, invero, non ancora all’altezza di quella magica trasparenza di album come The Art of Ballads; ma è vero invece che Chet in questa performance live è quell’uomo complesso dal quale è impossibile star lontani, quel poeta nietzschiano (scusate la banalità della definizione), quel trumpet player stralunato e innovativo come le visioni lisergiche di Jackson Pollock, le rime aspre e amorose di Eugenio Montale e le vaghe filosofie di Van Gogh, un’inventiva inesauribile e contemporanea per quegli anni iconoclasti, liberando il Jazz (con un atto d’amore) dalla semplice funzione di intrattenimento grazie al Pathos  dei dettagli mistici e di ineguagliabili voli vocali, per i quali non è mai possibile non commuoversi.

Un atto d’amore, come si diceva, verso una vita maledetta ed un aspro desiderio di conoscenza battuto e disintegrato da autoritratti d’eroina e diecimila angoli di Speed Ball.

Esile e confuso, quando lo incontrai come barbone fra le verdi panchine romane di Monteverde a chieder la carità per i suoi sballi o quando bevemmo Bourbon e Gasoline al Music Inn. Chet…Chet indimenticabile.     

Fabrizio Ciccarelli

Recorded On August 10, 1954 At The Tiffany Club, Los Angeles

Bass Carson Smith

Drums Bob Neel

Piano Russ Freeman

Trumpet Chet Baker

Tracklist:

My Little Suede Shoes   

Line For Lyons

Lullaby Of The Leaves    

My Old Flame

Russ Job 

The Wind        

Zing Went The Strings Of My Heart       

Everything Happens To Me  

A Dandy Line 

Frenesi    

Moonlight In Vermont  

Carson City Stage

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