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Recensioni
PanjeazzPanjeazz Quartet

"Even 14"
(Helikonia, 2008,  distr. Egea)

di Fabrizio Ciccarelli
Even 14 / Nostramanus / Flown Away / Spyglass / Festina lente / Onze minutos / Conversations With Hutcherson / Onze minutos
(take 1, free take)

Federico Turreni (sax alto e soprano); Alessandro Bravo (pianoforte); Fabrizio Montemarano (contrabbasso); Marco Valeri (batteria)

Forse a partire dal titolo, Panjeazz, assonante con Pangea, il mondo prima della deriva dei continenti, l’unicum prima della frammentazione apocalittica, può dare a chi ascolta la sensazione di potersi eclissare in un clima musicale ancestrale in cui trovare frammenti di “radici” non còlte, “ricordi” arcaici e primitivi in senso psicanalitico. In qualche modo c’è anche questo, ed è uno dei pregi maggiori della performance di un quartetto di natura jazzistica evidente ed eclettica, privo di lati avanguardisticamente scontati, semmai originale nella proposizione brillante e liberatoria di un linguaggio stilisticamente evoluto quanto profondo nel sentire: un’essenza estetica del sound come irregolare pulsare di sensazioni e variazioni solari, improvvisate in una metafisica dinamica, composta ed immediata.

Le movenze compositive sono ampie, senza vincoli manierati. Percorrono con forte carica emozionale un’ipotetica storia delle blue notes nelle forme della ballad o del più intenso hard bopping, attente, esuberanti, commosse, travagliate, simbolicamente dilatate nella suggestione di un pathos crepuscolare (Flown Away), di un monkiano riverbero di luce metropolitana (Spyglass), di un passo eccentrico e allo stesso tempo sommesso (Festina lente), di un trasgressivo indagare tra l’atonale ed invasivo meditare, inquieto e composto a fratture ritmiche energiche quanto ermetiche (Onze minutos), di una sinergica e tormentata spazialità coltraniana intimamente furente (Conversation).    

L’album è dedicato a Francesco Satolli, sassofonista deceduto in un incidente nel giugno del 2008, il cui ricordo appare costante in ogni brano. Immaginiamo che il senso dell’assenza abbia ispirato, razionalmente ma anche istintivamente nell’interazione tra i quattro, l’intero costrutto dell’album: tanto potrebbe apparire evidente nell’apertura vitale e variante dai temi memoriali agli andamenti più luminosi di Even 14,  fino all’ultima track, Onze minutos (take1-take free), song dai movimenti lenti, tormentati come un addio disperato, passando ed oltrepassando nel “pensiero del recupero” il limite del declinare consapevole secondo accenti rapidi ed immediati, tra Cecil Taylor e Lennie Tristano, tra il chiaroscuro trasparente ed il lirismo distorto di Nostramanus, per mano nostra secondo Nostradamus, atemporale, breve espressione di un’apollinea serenità e dionisiaca radicalità liberatoria. 

Il senso della bellezza libera dall’angoscia e riempie di un nuovo desiderio di vivere (Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere). Even 14, un pensiero “assolto” e nuovo.     

Fabrizio Ciccarelli

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