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Recensioni
Davide Grottelli Echoes Trio
“Il Mastromaestro” (Disco Autoprodotto - 2011)
di Monica Leggio
Davide Grottelli, sassofoni, flauti, bansuri, live electronics Marco Siniscalco, basso elettrico, live electronics Armando Croce, batteria
Ospiti Sanjay Kansa Banik, tablas indiane Marina Macchia, voce Antonio Di Benedetto, zampogna Angelo Giuliano, tamburello
Il Mastromaestro; Echoes; Uaua; Bansuri; Piccola Ballarella del Luglio; Falce e Scintille; Il Grande Corno; Inizi-Azione; Norbantica; Tremblè; Danza Terrestre; Giro in Tondu; Nanna Ninna
Sassofonista poliedrico, insegnante e compositore jazz di Lanuvio, Davide Grottelli ha studiato sassofono con Gianni Oddi e approfondito l’improvvisazione con Maurizio Giammarco. Ha scritto e interpretato dal vivo musiche per il teatro, per la danza e per spettacoli multimediali. Oltre a suonare con artisti del calibro di Aldo Bassi, Gianluca Renzi, Tullio De Piscopo e Antonello Salis, ha collaborato con sperimentatori come Gianni Nocenzi e Leonardo Gensini, grazie ai quali ha avuto l’opportunità di conoscere e di utilizzare l’E.W.I. (Electric Wind Instrument), avviando quindi un percorso di ricerca personale sull’applicazione dell’elettronica in modo creativo agli strumenti acustici.
Ed è proprio dall’incontro di questo filone di ricerca con la passione per la musica etnica e per gli strumenti a fiato in essa usati che nasce Il Mastromaestro, progetto realizzato da Grottelli con il suo Echoes Trio, che vede Marco Siniscalco al basso elettrico e Armando Croce alla batteria. Un progetto nel quale le forme e le strutture della musica improvvisata incontrano l’interesse per le musiche del mondo e le tradizioni popolari.
I tredici brani che compongono il disco, tutti composti dallo stesso Grottelli, si muovono dunque sul doppio binario della struttura jazzistica e delle sonorità popolari: la forma dell’improvvisazione cucita sulle sonorità, le metriche e colori tipici delle musiche tradizionali.
In questo lavoro di rielaborazione di un patrimonio che affonda le radici nel solco più autentico della tradizione popolare, Grottelli si avvale di una serie di contributi apparentemente distanti e incompatibili, ma che insieme contribuiscono a conferire al lavoro il sapore e il colore di un viaggio attraverso la terra, dentro la terra. Dalla zampogna di Antonio di Benedetto alle ipnotiche tablas indiane di Sanjay Kansa Banik, passando attraverso il tamburello di Angelo Giuliano.
Il disco si apre con Il Mastromaestro, un lungo solo del sax tenore di Grottelli che introduce Echoes, quasi un manifesto del progetto, in cui il mediterraneo si fonde con le sonorità mediorientali e le metriche asiatiche. Dai colori della cultura africana, che affiorano in Uaua, il suono del bansuri media il passaggio alle sonorità indiane dell’omonimo brano, costruito intorno al flauto di bambù che costituisce uno dei più antichi strumenti della musica classica indiana. Il tamburello di Angelo Giuliani introduce la vivace Piccola Ballarella del Luglio, ispirata ad un ballo tipico del sud del Lazio, cui segue Falce e Scintille, un antico canto di mietitura in cui la voce terrigna di Marina Macchia e la zampogna di Antonio Di Benedetto sembrano quasi soffiare da un lontano mondo di leggenda. Superbi gli interventi del basso elettrico di Siniscalco e della batteria di Armando Croce rispettivamente in Il Grande Corno e Inizi-Azione, che con la loro sonorità agile ed insieme robusta, conferiscono ai brani un suono essenziale, in cui l’incastro di parti melodiche e costruzione ritmica emerge con limpidezza cristallina. Segue Norbantica, brano registrato all’aperto di fronte all’antica città di Norba (l’odierna Norma) con un flauto ad armonici (ciufalittu senza buci), antico strumento che viene realizzato ancora oggi con la corteccia dei giovani rami di castagno. Protagonisti del brano successivo, Tremblé, sono il solido sax soprano di Grottelli e il funambolico basso elettrico di Marco Siniscalco. Ispirata al lavoro sotterraneo degli insetti, Danza Terrestre è giocata sull’alternanza del flauto traverso, del basso elettrico e di piccoli tocchi di batteria, che sembra quasi riprodurre movimenti minuti e frenetici. Chiudono il disco Ballo in Tondu, che ricorda il suono circolare di una danza sarda, e l’intreccio della linea di basso e del sax tenore di Nanna Ninna.
Un progetto corposo e maturo affidato a musicisti di prim’ordine, che restituisce vita alle radici della tradizione popolare in una giusta e misurata mediazione tra la sperimentazione e il rispetto. Il risultato è un convincente incrocio di suggestioni, culture e antiche sonorità vestite di spunti legati al mondo della musica improvvisata.
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