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JacaréJacarè

“La fuga di Majorana”
(Alfa Music 2011)

di Niccolò Perrone
Cristina Renzetti, voce
Rocco Casino Papia, chitarra 7 corde
Timothy Trevor-Briscoe, alto sax e clarinetto
Giancarlo Bianchetti, chitarre
Davide Garattoni, basso
Francesco Petreni, batteria
+ Stefano De Bonis, pianoforte

Tracklist:Un ballo ancora, Tommà, Il pascolo ermetico, Eu vou, Per mangiare, La fuga di Majorana, Forza e coraggio, Ben svegliati, Uma mulher, Io sono un fior (si, vabbé, però)

Abbinamenti stilistici raffinati, a dimostrazione di grande padronanza tecnica e agiatezza interpretativa dei musicisti, testi intelligenti e lo sporadico palesarsi di una malinconia celata: queste le qualità che contraddistinguono La fuga di Majorana , ultimo disco di Jacarè .L’album si dimostra efficace nel tradurre in musica il sentimento di chi emigra, di chi abbandona la propria terra natale augurandosi un avvenire più florido e fortunato. Così la misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana, avvenuta nel marzo del 1938, viene interpretata dalla band come voglia di cambiamenti radicali, in cui lasciare tutto ciò che di certo si possiede e intraprendere una nuova vita con una nuova identità in un nuovo paese. L’opinione personale di Jacarè è che Majorana abbia semplicemente assecondato l’impulso che lo esortava a cambiar vita, partendo per l’Argentina e facendo perdere le sue tracce (la fuga in Argentina è, insieme a quelle del suicidio, della fuga in Germania e del ritiro monastico, un’ipotesi realmente avallata in merito alla scomparsa del fisico). La coincidenza tra voglia di innovazione e suggestione sudamericana si manifesta a livello musicale in una sperimentazione linguistica costituita da discorsi frammentati, riflessivi e parodistici, ma che risulta sviluppata sulla base di solide strutture che corrispondono agli standard stilistici ben definiti della bossa nova brasiliana e del tango argentino.

Necessità di cambiamento e ricerca di nuove identità sembrano configurarsi come temi principali del disco, dimostrandosi così esigenze primarie di Jacarè: La fuga di Majorana è il secondo lavoro della band bolognese dopo Il primo passo (Irma Records, 2007), dove già si dimostra una spiccata attitudine verso il jazz di matrice latina. Attitudine riconosciuta e premiata dal Moovin’Up (promosso dall’associazione GAI - Giovani Artisti Italiani), grazie al quale nel 2008 la band è in grado di sostenere una tournèe in Brasile con tappe come São Paulo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte. Un’ulteriore data a São Paulo l’anno successivo, in compagnia del cantautore Chico César, consacra definitivamente il gruppo sul suolo brasiliano.

Con La fuga di Majorana, Jacarè conferma di aver fatto pienamente tesoro dell’esperienza brasiliana, dimostrandosi in grado di saper restituire all’ascoltatore tutta la suggestione provocata dall’affascinante richiamo del Sudamerica. Chitarre a tratti morbide, a tratti decise e passionali, accompagnano i due ideali tangueros de Un ballo ancora, brano che apre il disco;  Eu vou e Uma mulher, con testi in portoghese, proiettano l’ascoltatore nel languore tropicale del Brasile. Nelle suite strumentali La fuga di Majorana e Ben svegliati si apprezzano le qualità compositive, espositive e di interplay del gruppo, coadiuvato, in questi brani così come negli altri dell’intero Cd, dalla presenza di guests di rilievo quali Stefano De Bonis (pianista che collabora con Casino Papia e Renzetti all’arrangiamento di quasi tutte le tracce), Cristina Zavalloni, Vincenzo Vasi, Gabriele Mirabassi, Mamadou Diagne e Sérgio Krakowski, oltre che dagli archi del Quartetto Mirus. Lodevole la capacità del gruppo di equilibrare drammatismo e ironia nel corso dell’intero album: in Tommà, storia del giovane Tommaso Castropaolo emigrato dall’Italia al Brasile, narrata tramite le corrispondenze epistolari fra lui e la famiglia, la carica emotiva accumulata durante l’intero brano trova nella fanfara folkloristica conclusiva (cantata in dialetto meridionale ed eseguita con la partecipazione di Hard coro de Marchi e Banda Roncati) una mirabolante risoluzione dal forte effetto coloristico; ne Il pascolo ermetico gli autori muovono una forte critica al conformismo che domina la società contemporanea, prendendosi “la briga se non il gusto” di esporla attraverso un testo brillante e una soluzione compositiva molto particolare, che evoca (almeno in chi scrive) l’ironia dello Strauss del Don Quixote e l’originalità dei vocalismi di Demetrio Stratos, prima, e John De Leo, dopo. La medesima vena ironica si ritrova nel brano che chiude il disco, Io sono un fior (si, vabbé, però), dove forma caricaturale e contenuto di natura erotico-amorosa offrono all’ascoltatore un piacevole momento umoristico.

La fuga di Majorana è un disco gradevole, positivo sia per ideazione compositiva che per realizzazione strumentale, innovativo in quanto incita esplicitamente all’evasione: evadere dai meccanismi omologanti del mercato musicale; evadere dalla consueta, mansueta, vita borghese.  


Niccolò Perrone

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