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Recensioni
Francesco Schupffer
“Insorgenze” (WAKEPRESS-NOVOICES 2004-2011)
di Fabrizio Ciccarelli
1.Prologo op.6 n. 10; 2.Insorgenze, op.3 n.4; 3.Preludio, op.16 n.8; 4. Valzer, op.5 n.1; 5. Tarantella, op.10 n.3
Francesco Schupffer, pianoforte
Più d’uno dei musicisti contemporanei ha sentito la necessità di un periodo di raccoglimento per riprendere il proprio cammino artistico con maggior sicurezza e con innovazioni strutturali aperte e spontanee.
Pensiamo sia il caso di Francesco Schupffer, pianista immediato e raffinato, che probabilmente non riesce a star fermo sulla tastiera quando medita sui fraseggi ascensionali dei valzer o sulle studiate tonalità “medie” dei preludi o sugli “andanti luminosi” di classica insorgenza , tenuta come esecuzione trascinante e riflessiva di un mondo di altissimo livello musicale.
Immaginiamo che una mistica dissolvenza dei sentori pianistici del Nostro lo abbia spinto ad un ottimo rimedio per ricomporre la propria unità esecutiva: percorrere e ripercorrere Chopin, Debussy e Ravel, senza la premura di trovar risposte immediate all’insonnia artistica dell’uniformità e della calibratura emotiva. Piuttosto conferisce al proprio linguaggio un’immediatezza composta, una visionaria ed estemporanea abilità affettiva che lo rivelano meditante in composizioni originali agitate da un sentimento profondo di liricità “indenne” dal confinare le partiture in ambiti prefissati e, tanto meno, commerciali.
Che vi sia senso dell’impressionismo mitteleuropeo e della spiritualità postdecadente appare fuori discussione: Francesco Schupffer calibra i propri andamenti in cinque composizioni dal carattere sognante, virtuoso, fine, volutamente onirico nelle dissolvenze e nel suono poetico di diaframmi armonici atemporali, come nella tarantella rossiniana in tempo veloce che chiude l’album.
Il termine “taranta” è legato indissolubilmente alla cultura meridionale: deriva dal termine dialettale che designa l’effetto del morso della Lycosa Tarentula, ragno velenoso che avrebbe inflitto malinconia, convulsioni, disagio psichico, agitazione e sofferenza morale, un esagerato dinamismo per cui gettarsi in cure coreo-musicali che provocassero l’espulsione del veleno attraverso il sudore. Perché ricordarlo? Perché Francesco Schupffer
ne trova cura ancestrale per cui donarne una versione sorridente ed estatica, coerente con il 3/4 di Prologo e con l’andamento blue della title track, sopito in sottofondo gershwiniano ed impostazione raffinata secondo l’ umore levigato di Horace Silver, Mal Waldron, Cedar Walton o di Keith Jarrett.
In occasione della recente pubblicazione in formato digitale su iTunes e Amazon pensiamo opportuno dare notizia di queste pagine bianche, senza titolo, un volo di un istante mistico nell’impressionismo solare ispirato ad una leggerezza dell’ispirazione e, soprattutto, di un orizzonte perduto dell’anima stupita.
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