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Recensioni
Carlo Lomanto
“Lomanto's Market” (Edizioni Wakepress)
di Stefano Cazzato
Carlo Lomanto:voce, harmonizer, loops, chitarra classica e acustica; Marco Sannini: tromba e flicorno; Piero de Asmundis: pianoforte, piano rhodes e sint.; Vittorio Pepe: basso elettrico e voce; Ivo Parlati: batteria; Salvio Vassallo: batteria
Special guest: Miryam Lattanzio, Antonio Onorato, Paolo del Vecchio, Ciccio Merolla, Emidio Ausiello, Josè Antonio Molina
1.Vicoli; 2.Fly Away; 3.Forgiveness; 4.Cinque cose di te; 5.Settequenza; 6.Quartieri spagnoli; .Souk; 8.Crisommola; 9.Quiet storm and angry star; 10.Cicci's Walk; 11.Lomanto's improvisation
Prima ancora di The Beatles album, tributo del 2011 ai Fab. Four, Lomanto's Market rappresenta una tappa fondamentale nella ricerca vocale del musicista e compositore Carlo Lomanto i cui maestri sono due grandi sperimentatori delle possibilità armoniche del canto come Demetrio Stratos e Bobby Mcferrin (ma anche Lucio Battisti, omaggiato spesso dal vivo).
Tuttavia questo disco appassionato e coraggioso si segnala, oltre che per lo sperimentalismo vocale, anche per le ambizioni culturali e interculturali. Non amiamo le etichette, che impoveriscono la vitalità e la complessità dell'espressione artistica, e questa musica meno di ogni altra si presta alle etichette, tanti sono i riferimenti e le influenze che l'attraversano. Ma se proprio la si deve definire la si può definire come una musica etnica e itinerante, di incroci, di fusioni, di echi, come un mercato di voci dove si incontrano, al di là dei vincoli di genere, lingue diverse. E' la musica dei quartieri spagnoli, dei vicoli, del souk, del deserto, di chi si ferma dopo aver camminato a lungo, fatto tanti incontri e molto cercato .
Tutti, in questo souk, possono portare i loro prodotti, appetibili a seconda dei gusti, ma non c'è dubbio che la ricchezza è data dall'insieme, dalla composizione e dalla sovrapposizione e non dall'esclusione.
Napule è mille colori, cantava Pino Daniele, e l'impasto di colori musicali del napoletano Lomanto è veramente sorprendente: il folk e il jazz, il lounge e il funk, la grande tradizione della canzone americana e il canto gregoriano, più le sonorità e le vocalità di quella immensa riserva musicale che è stata ed è il Mediterraneo. Ma se la culla di questo lavoro è il Mediterraneo (un Mediterraneo contaminato e sconfinato, s'intende), il suo sguardo, la sua prospettiva, le sue diramazioni sono sicuramente globali.
di Stefano Cazzato
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