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Recensioni
Roberto Cecchetto
“Mantra” (Parco della Musica Records, 2010, Egea distrib.)
di Francesco Tromba
Tracklist: 01 - mental disorder 02 - deep blue 03 - inside view 04 - unsolved balance 05 - downshifting 06 - naked happiness 07 - no junk 08 - woodstock 09 - rat race 10 - mantra 11 - hungry and foolish
Roberto Cecchetto: chitarra Francesco Bearzatti: sax tenore, clarinetto Luca Bulgarelli: contrabbasso Ivo Parlati: batteria
“Call it anything”, così rispose Miles Davis quando gli chiesero cosa stava suonando allo storico concerto dell’Isola di Wight. E proprio in quelle tre parole si può descrivere il lavoro di Roberto Cecchetto dopo il primo ascolto, come qualcosa di informe, non ben definito, di confine. “Mantra” stimola immediatamente ad un secondo ascolto ed è dopo aver riascoltato il disco che si comincia a dare forma ai diversi brani che lo compongono, a distinguere ed apprezzarne il sound, il mood. Paolo Fresu una volta messo su il cd disse: “Già dalla metà del primo brano scatta una curiosità morbosa che mi porta ad ascoltarlo tutto con un crescente interesse e poi a riascoltarlo ancora”.
Roberto Cecchetto è un chitarrista molto raffinato, divenuto famoso negli ultimi 10 anni (tardi considerando che si tratta di un classe ’65). Dopo aver fatto parte del progetto elettrico di Enrico Rava “Rava Electric Five” e la collaborazione con il musicista sperimentale giapponese Gak Sato, è stato votato come miglior strumentista “Top Jazz” dal referendum della rivista “Musica Jazz”, ex aequo con Stefano Bollani. È special guest del Fabrizio Bosso Quartet anche se come dice lo stesso Bosso ormai si tratta di un quintetto.
Francesco Bearzatti ormai lo conosciamo bene dopo i suoi due capolavori “Suite for Tina Modotti” e “Suite for Malcolm”, pluripremiati sia per la musica che per gli interpreti. È un sassofonista-clarinettista che ama sperimentare e che ha ormai raggiunto un suono ed uno stile inconfondibili.
Luca Bulgarelli, contrabbassista eclettico e trasformista, e Ivo Parlati batterista “mediterraneo” e ricco di energia, compongono la sezione ritmica del quartetto.
L’apertura è affidata a “Mental Disorder”, brano difficile al primo ascolto, caratterizzato da sonorità free e aggressive che ci portano immediatamente nel cuore dell’estetica di Cecchetto. L’inconfondibile sax di Bearzatti viene controbilanciato dalla chitarra elettrica del leader, e dopo un inizio rumoristico e un po’ disordinato si arriva ad una melodia di base.
“Deep Blue” coinvolge immediatamente l’ascoltatore, circondandolo con un gran ritmo creato dal contrabbasso e dalla batteria, dando il via ad una cavalcata dove a guidare e a decidere la direzione sono di volta in volta la chitarra e il sax con i loro assoli. A differenza di altre tracce più complicate si tratta di un sound diretto, veloce ed immediato.
La parte centrale della tracklist alterna brani energici come “Unsolved Balance”, “No Junk” e “Woodstock” dai quali viene fuori l’anima rock e in alcuni casi punk dei musicisti, a tracce equilibrate e lineari come “Naked Happiness”, o ironiche e che riprendono il dixieland come “Downshifting”, dove il sound acido e spigoloso clarinetto si integra alla perfezione con la chitarra elettrica.
“Rat Race” è un idioma inglese che rappresenta i ritmi veloci e frenetici della vita nelle città moderne, dove tutti gli uomini corrono e si affannano per produrre denaro che puntualmente esce dalle loro tasche; una corsa verso il nulla. Le sonorità utilizzate riproducono proprio i ritmi convulsi e indiavolati della cosiddetta “Rat Race” che si concludono con circa 5 secondi di silenzio (il nulla) in un brano di 1’ 13”.
“Mantra” è un’antica parola in sanscrito che indica “il veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, che successivamente grazie al buddhismo si è diffusa in Cina, Tibet, Corea e Giappone. La traccia che da il titolo all’album è forse la più bella in assoluto, trasmette una spiritualità e un misticismo molto forti. L’eco della chitarra fa da contraltare al sassofono che prende di volta in volta sonorità aspre, dolci, ancestrali. Cecchetto si traveste da sciamano mentre Bearzatti da profeta, Bulgarelli e Parlati sono i monaci che hanno reso tutto possibile.
Da notare inoltre che il disegno di copertina è una stilizzazione del simbolo del Mantra.
Il capitolo finale “Hungry and Foolish” (Affamati e Folli) parte da una splendida ritmica drum’n’ bass che si estende per tutto il brano mentre il sax crea e plasma il ritmo a suo piacimento. La chitarra è sullo sfondo mai irruente sempre composta, elegante quasi silenziosa come una madre che culla il suo bambino desiderosa di vederlo crescere affamato di conoscenza verso il mondo.
Un disco che colpisce ed entra nell’anima sempre di più, ad ogni ascolto, forse perché come dice ancora Paolo Fresu “la libertà che circola all'interno del gruppo è come un vero mantra. Quasi questa sia la liberazione di una energia circolare che lega tutta l'opera e che non può rimanere prigioniera nei solchi digitali di un cd ma tenta di debordare emozionalmente verso l'esterno”. Molta della musica eseguita è frutto di improvvisazione, poco o nulla è scritto. Una menzione va ancora una volta alla “Parco della Musica Records” che produce un lavoro importante e senza imporre vincoli, lasciando quella libertà che spesso contribuisce a creare l’arte.
Il quartetto è ben assortito e gli interpreti quasi eccellenti, con una sezione ritmica (Bulgarelli e Parlati) in grande forma e che dispensa a seconda dei casi energia, spiritualità, eleganza, e con due grandi solisti come Cecchetto e Bearzatti. Gli arrangiamenti del leader sono particolari e mai scontati, sempre pronti a prendere una direzione diversa, imprevedibile.
Saremo sempre affamati di musica come questa nella quale convergono qualità, spiritualità, libertà, eleganza ed energia.
Francesco Tromba
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