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Magna MaterNando Citarella e Tamburi del Vesuvio

“Magna Mater. Il viaggio, il ritmo, il canto.”
(Alfa Music, 2011) 

di Niccolò Perrone

Nando Citarella- tenore (voce naturale), chitarra battente, mandola, marranzano, tammorre, duff, tamburelli, tampura iphone, palmas, cori
Gabriella Aiello- soprano (voce naturale), castagnette, cori
Riccardo Medile- chitarra classica, oud, cori
Carlo Cossu- violino, palmas, cori
Gabriele Gagliarini- djembe, cajon, duff, congas, shekerè, caixa, darbukka, palmas, effetti, cori
Lavinia Mancusi- soprano (voce naturale) solista in Palummella zompa e vola, palmas, cori
Lorenzo Gabriele- flauto basso, flauto traverso, ottavino, whistle, cori
Stefano Fraschetti- lira calabrese in Appresso al Santo, cori

Tracklist: Numericarpinese; Sciò Sciò ‘a Cuntraddansa; Appresso al Santo; Suite Lu Suli di Marinella; A San Michè; Fronna ‘e Mare “Suite”; Serenata; Palummella zompa e vola; Magna Mater; Réveille toi; Bom Bom Naninella remix; Turmiento

Il tamburo, il rituale, il folklore: questi gli elementi cardine su cui si articola “Magna Mater.Il viaggio, il ritmo, il canto”, ultimo progetto di Nando Citarella  con i Tamburi del Vesuvio, trionfale ed energica esaltazione delle espressioni artistico culturali della tradizione popolare mediterranea. “Magna Mater” (composto da album e dvd, contenente l’esibizione live della compagnia presso il Teatro Ghione di Roma) svela all’ascoltatore come regioni geograficamente distanti siano in realtà culturalmente congiunte, guidandolo lungo l’incantevole linea rossa che collega la “Porta d’Oriente” con la “Porta del Mediterraneo”; suggestioni arabo-andaluse, greco-balcaniche, franco-provenzali interagiscono fra loro e si legano inseparabilmente alla tradizione popolare del meridione italiano. La volontà di ricercare e valorizzare le primordiali attitudini umane per il canto, la musica e la danza conferisce una natura prettamente antropologica al viaggio proposto; viaggio intrapreso per celebrare i trent’anni di attività e studi compiuti da Citarella e colleghi nell’ambito delle percussioni e, in particolare, del tamburo.

I trent’anni di studi e ricerche nell’ambito delle tradizioni artistiche popolari, condotti soprattutto in merito alle regioni dell’Italia meridionale, rendono Nando Citarella uno stimato esperto di forme etnologiche di musica, canto, danza e teatro (di particolare rilievo la sua nomina a socio onorario dell'Albo degli Scrittori e degli Artisti Italiani ed Europei per la Commissione Nazionale Italiana per l' UNESCO per l'opera svolta nel campo della ricerca sulla Musica Tradizionale e sul Teatro popolare del sud Italia). La considerevole conoscenza dell’espressione folkloristica ha inoltre permesso a Citarella di emergere non solo nell’ambito strumentale e musicologico, ma anche in quello della recitazione, sia cinematografica che televisiva, e nel campo del teatro musicale, sia come interprete che come direttore (si ricordano, fra le altre, le partecipazioni in film di Monicelli, Comencini, Zeffirelli e Magni; in celebri programmi televisivi RAI come Varietà, Domenica In, Il Gioco dell’Oca, Luna Park e Colorado; nelle Opere Romanza e Passio et Resurrectio di Sergio Rendine, oltre al ruolo di direttore artistico della compagnia musico-teatrale La Paranza, con cui ha prodotto molteplici spettacoli fra cui In Nomine Patris, presentato dal regista Pupi Avati nell’ambito del Festival di Edinburgo). Musicista, docente, cantante e attore: in sintesi, Citarella si presenta come artista poliedrico e completo, lodevole protagonista dell’attività culturale italiana in ogni sua declinazione.

Con Magna Mater arriva la sesta produzione del sodalizio fra Citarella e i Tamburi del Vesuvio, rinnovando l’intesa che prosegue sin dal 1994 con incredibile sinergia. La compagnia regala al pubblico la possibilità di poter godere con occhi e orecchie della potenza suggestiva della spiritualità popolare. La sequenza di tracce proposta dall’album proietta l’ascoltatore in una dimensione costituita da sagre e feste di carattere sia religioso che laico. Lo scenario di fondo si compone di strade partenopee e dell’intero Sud Italia, culla verace del sentimento popolare; sentimento che si palesa come straordinario effetto lirico, risultato di un sapiente assemblaggio del materiale sonoro: la variegata sezione ritmica, protagonista dell’organico, restituisce pienamente l’incanto suscitato da ritualità ancestrali; tamburelli, tammorre, castagnette e molte altre percussioni di più esotica natura, coinvolgono chi ascolta in un clima tanto festoso quanto solenne. Magna Mater (traccia che da il nome all’album) trasmette a pieno la solennità, la spiritualità e la gioia legate al culto popolare, sotto il profilo sia formale che contenutistico: i tamburi Taiko conferiscono al brano la marzialità tipica dell’arte nipponica e, susseguendosi in andamento progressivo con gli altri strumenti a percussione, sembrano voler sperimentare un’insolita formula orchestrale, un’apparente “gamelan mediterraneo”; il testo del brano, in dialetto campano, si riferisce alla festività nota come La Madonna delle Galline, culto di matrice pagana celebrato nel salernitano che rievoca la venerazione di Demetra, antica dea protettrice della natura e delle messi. E ancora altri canti, cori e canzoni provenienti da processioni calabresi, feste salentine, paesi campani, (Appresso al Santo, A San Michè, Fronna ‘e Mare “Suite”)ma anche dai salotti di lieder haben e cantautorato italiano (Serenata, P. Mascagni; Chanson de la Mariée, M. Ravel; La Canzone di Marinella, F. De Andrè. Degno omaggio alle radici popolari della Musica Colta, moderna e contemporanea).

Il progetto Magna Mater appare come il frutto di un impeccabile e certosino lavoro di ricerca etnomusicologica, elaborazione armonica e cura stilistica: canti dialettali, zampogne, e lire calabresi convivono con chitarre flamenche, mescolando ritmi di taranta e tammurriata con scrosci di nacchere e palmas delle sevillanas; lamenti e invocazioni liturgiche della tradizione meridionale italiana vengono intonati su djembe, cajon, congas e timbales. Durante l’ascolto risulta assai piacevole imbattersi anche in qualche bel tema swing e rivisitazioni di ottimo gusto, dalla canzone napoletana a De Andrè passando per Mascagni e Ravel, nonché in qualche illustre guest come Peppe Servillo (Sciò Sciò ‘a Cuntraddansa), il Melonius Quartet (Serenata), Fausta Vetere (Réveille toi) e molti altri.

“Percorrendo gli itinerari delle feste popolari, religiose e non, si possono incontrare persone provenienti da paesi diversi dal nostro, le quali si integrano in quello che per loro è un esempio culturale che sembra evocare, nonostante la diversità, le proprie realtà d'origine”.  

(N. Citarella)

Niccolò Perrone

 

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