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Recensioni
Urban RagaPaolino Dalla Porta Quintet

“Urban Raga”
(Parco della Musica Records, Egea distribuzioni, published in April 2009)

di Francesco Tromba
1. Akoustic Resistance; 2. Hypnosys; 3. Urban Raga; 4. Saturniana; 5. Motion of Light; 6. Sine Die; 7. Blu; 8. Dangerous Crossing.

Gianluca Petrella trombone, live eletronics;
Achille Succi sassofono contralto, clarinetto basso;
Roberto Cecchetto chitarra elettrica;
Paolino Dalla Porta contrabbasso;
Morten Lund batteria.

“…l'ieri dell'uomo non può mai essere simile al domani;

niente nel mondo può durare, eccetto la Mutevolezza.” P.B. Shelley

Proprio in questo verso di Shelley sta il cuore dell’ ultimo disco di Paolino Dalla Porta “Urban Raga”. L’idea è quella che nella vita tutto si muove, l’uomo non rimane mai fermo al suo punto di partenza ma continua il suo girovagare alla ricerca di un equilibrio. Gli elementi etnici inseriti nell’album non ne fanno il classico lavoro di jazz etnico o di jazz fusion, ma piuttosto si tratta di jazz contemporaneo contaminato, “improfumato” ed impreziosito con diversi elementi: dalle musiche indiane, al free fino all’elettronica.

Come dimostra il suo percorso musicale Paolino Dalla Porta è sempre stato un artista aperto al mondo. Ha collaborato con avanguardisti come Misha Mangelberg e John Tchicai, con i contemporanei Roberto Gatto, Paolo Fresu, Antonello Salis, cin chi ha fatto la storia come Dave Liebman, Pat Metheny, Lee Konitz, Michel Petrucciani, Don Cherry. Non ha prodotto molti lavori da leader ma nel ’94 il suo “Tales” fu recensito dalla famosa rivista “Down Beat” con quattro stelline su cinque.

Per la sua ultima fatica ha radunato quattro ottimi strumentisti: l’energico Gianluca Petrella al trombone e all’elettronica; il raffinato Achille Succi al sax alto ed al clarinetto basso; l’elegante Roberto Cecchetto alla chitarra; il versatile Morten Lund alla batteria.

 “Akoustic Resistence” inizia con l’eleganza propulsiva delle note al contrabbasso di Dalla Porta e vede via via comparire sulla scena tutti gli interpreti; prima la batteria, poi il trombone ed in un secondo momento la chitarra elettrica ed il sax alto. Il tema viene scandito da Petrella, da Cecchetto e da Succi mentre sullo sfondo la base ritmica composta da Dalla Porta e Lund tesse l’unità e la corposità del brano. Nella seconda parte viene dato maggior spazio agli effetti elettronici curati da Petrella e ai fiati che si muovono liberamente all’interno del tappeto ritmico costruito in precedenza.

“Hypnosys” è la prima traccia in cui si percepisce un eco orientaleggiante per quel che riguarda il sound. È il trombone ad aprire in questo caso, subito seguito dal contrabbasso e dalla batteria che iniziano ad imprimere una melodia mediterranea tendente verso l’est. Il suono magnetico ed ammaliante del clarinetto basso si inserisce alla perfezione all’interno del brano, dando quelle coloriture calde e allo stesso tempo mistiche di cui la musica orientale è ricca. All’opposto del clarinetto c’è la chitarra elettrica con un mood più freddo. Si da vita ad un contrasto tra intelletto e superstizione, tra ragione e passione. Si tratta di uno scontro equilibrato e lineare che non sfocia mai nell’eccesso.

La traccia che da il titolo all’album “Urban Raga” è sicuramente quella più importante e più intrisa di elementi musicali indiani. I raga sono una serie di strutture musicali che si sviluppano su un certo numero di scale musicali di base. Teoricamente per ogni scala esistono innumerevoli Raga. Dalla Porta recupera questa caratteristica della musica indiana e la accosta al linguaggio del jazz. Il risultato è originale, una sorta di incontro tra il sound orientale e quello più occidentale del jazz contemporaneo. I musicisti suonano all’unisono dando vita ad un vero interplay, alternandosi nell’esecuzione delle scale, lasciando in molti casi anche una certa libertà improvvisativa che richiama alla memoria il free di Ornette Coleman. C’è anche un tema musicale principale che apre e chiude il brano. Da sottolineare i fraseggi dei fiati, sinuosi o acidi a seconda dell’evolversi della melodia. Anche l’assolo alla batteria di Morten Lund nella parte finale richiama un sound in bilico tra ritmi medio orientali e indiani.

In “Saturniana” i particolari elettronici si fondono ad una struttura melodica classica-contemporanea che successivamente si trasforma in un free psichedelico molto simile alle idee musicali di Sun Ra e la sua Arkestra, con il trombone che spinge il motivo in avanti seguito dal clarinetto basso.

Un progetto “Mediterraneo” che guarda all’oriente come qualcosa con cui stabilire un contatto ed un dialogo, mettendo un accento su ciò che le culture hanno in comune. Come detto all’inizio non si tratta di Ethnic Jazz o di Jazz World ma di Jazz contemporaneo che tenta di assorbire e mettere in relazione i Raga indiani con la musica urbana, con l’elettronica e con le blue notes.

Dalla Porta tiene saldamente le redini di questo progetto che propone una musica originale e non convenzionale, in linea con il lavoro della casa di produzione Parco della Musica Records. L’ensemble messo insieme per l’occasione è ideale per il progetto in quanto si tratta di musicisti molto attenti alla sperimentazione e sempre aperti a nuove sfide e a nuova musica. Dalla Porta non produce molto come leader ma quando lo fa riesce sempre a fornire all’ascoltatore dischi ricchi di qualità, sensibilità, apertura verso il cambiamento.

Come diceva Eric Dolphy “When you hear music, it's gone, in the air, and you can never capture it again." Proprio questa sensazione di inafferrabile si ha dopo aver ascoltato quest’album come di qualcosa in movimento, di mutevole.

Francesco Tromba 

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