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Recensioni
Matteo Belli & Faxtet da una storia di Guido Leotta e Giampiero Rigosi
“Piano Delta Blues” (Mobydick, 2009)
di Monica Leggio
Matteo Belli, voci recitanti Andrea Bacchilega, batteria e percussioni Guido Leotta, sax e flauto Tiziano Negrello, basso Fabrizio Tarroni, chitarre e diavolerie elettroniche Alessandro Valentini, tromba e flicorno
Tracklist: Foggy Shade; Allucinescion; Mosquito scoppiettante; Allucinescion; Cerchio sul vetro; Senza meta; Allucinescion; La settimana enigmistica; Polveroso cortile; Alla cangina; Grandfaxtet’s End; Rainy May
Nata nel 1985 come “cooperativa culturale ed editoriale” e da sempre punto di riferimento per un’area di lettori forti alla ricerca di un prodotto curato e significativo, la casa editrice Mobydick porta avanti da oltre dieci anni con risultati estremamente validi un particolare capitolo del proprio lavoro, raccolto nella collana Carta da Musica, in cui la complicità di letteratura, teatro e musica si concretizza in progetti originali, frutto del lavoro congiunto di scrittori, attori e musicisti.
Un filone di ricerca dalle molteplici possibilità espressive, nel cui solco s’inserisce Piano Delta Blues, trasposizione su disco del romanzo Piano Delta, scritto a quattro mani da Guido Leotta e Giampiero Rigosi e pubblicato da Mobydick nel 2002. Adattato in veste di audiolibro, il testo scritto diventa una storia a tre dimensioni raccontata non solo con la penna, ma anche con le voci camaleontiche e teatrali dell’interprete e regista teatrale bolognese Matteo Belli, che da anni approfondisce con grande inventiva le relazioni tra musica, teatro e letteratura, e con le musiche ruvide e coinvolgenti del Faxtet, straordinaria formazione di bluejazz che ha sviluppato un fruttuoso lavoro di abbinamento tra letteratura e musica.
Piano Delta Blues è la storia di tre ragazzi bolognesi coinvolti in una tragicomica rapina che li costringe a rubare un'auto e a fuggire. Storditi, eccitati, indecisi sul da farsi, si ritroveranno impantanati tra la terra e il mare del Delta del Po, dove incontreranno uno stunt-man in età pensionabile, una prostituta ironica e "tosta", gli animatori di un fallimentare Festival dell'Unità e una delle più scalcinate band di blues "a est di Chicago". Reagiranno in tre modi inaspettati, e nuovi orizzonti si apriranno di fronte ai loro sguardi, ormai non più di adolescenti.
“Una sorta di noir padano - spiega nelle note Gianni Gherardi - in cui il Delta non è quello del Mississippi bensì quello del Po e in cui la profonda provincia trasuda storie, emozioni, volti e drammi dei tre ragazzi protagonisti del libro e di alcune indimenticabili comparse.”
Le musiche del Faxtet e l’impareggiabile contributo di Matteo Belli, ben lungi dal costituire una semplice cornice, arricchiscono il testo di atmosfere, suggestioni e caratterizzazioni, offrendo molteplici e complessi livelli di lettura e attribuendo corpo e “tridimensionalità” al testo scritto. E non è un caso che un risultato così solido e perfettamente integrato sia il frutto del convergere di due filoni di ricerca affini e paralleli. Se da un lato Belli indaga da anni con originalità le zone di confine tra musica, letteratura e teatro, dall’altro la formazione Faxtet ha sviluppato negli anni un corposo e approfondito lavoro di dialogo tra musica e letteratura, realizzando una serie di incisioni in forma di audiolibro con Giovanni Nadiani e Giampiero Rigosi, con Sylviane Dupuis e Willem M. Roggeman, con Valeriano Gialli su testi di Daniele Gorret, fino ad approdare a quest’ultimo progetto tratto dal romanzo di Giampiero Rigosi e Guido Leotta. Incisioni che sono state successivamente portate in scena come veri e propri spettacoli teatrali, replicati nell'ambito di rassegne e festival e predisposti anche per luoghi raccolti quali biblioteche, librerie, piccoli club, con una formazione acustica e flessibile.
“La musica del Faxtet - conclude Gianni Gherardi - si unisce alla splendida performance di Matteo Belli, l’attore bolognese che una volta di più è protagonista non solo come ottimo lettore (e sarebbe già molto), ma nel caratterizzare camaleonticamente umori e sensazioni di almeno una dozzina di personaggi, giocando ogni volta su registri diversi. In Piano Delta Blues le musiche, tutte scritte per l’occasione in gran parte dal trombettista Alessandro Valentini, bene assecondato dagli altri colleghi, aderiscono perfettamente alla storia: non la prevaricano, giocano sulla immediatezza e su quel senso di ruvido sonoro che solo il jazz-blues riesce a dare, belle improvvisazioni comprese.”
Monica Leggio
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