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Recensioni
Chantons! Awa Ly, Arturo Valiante, Valerio Serangeli
“Paris Jazz” (Alfa Music, 2010)
di Monica Leggio
Awa Ly, voce Arturo Valiante, pianoforte Valerio Serangeli, contrabbasso
Guests Aldo Bassi, tromba Michele De Vito, flauto e sax tenore Valerio Guaraldi, chitarra Antonio Jasevoli, chitarra Pasquale Lancuba, accordion Marco Monaco, batteria e percussioni Paolo Recchia, sax alto e soprano Mauro Verrone, sax alto
Comment te dire adieu (Gainsbourg); C’est si bon (Hornez-Betti); La bohème (Aznavour-Plante); L’amour qui va (Ly-Serangeli-Valiante); Couleur café (Gainsbourg); Señor (Paris Combo); Tout le monde veut devenir un cat (Huddlestone-Rinker); Je ne joue plus (Ferrio-Lerici, testo francese di Awa Ly); Hymne à l’amour (Piaf-Monnot); Toi tu n’es pas là (Ly-Serangeli-Valiante); Les yeux ouverts (Schwandt-Andre-Kahn, testo francese di Brice Homs); La vie en rose (Louiguy-Piaf); J’ai deus amours (Scotto-Koger); La javanaise (Gainsbourg)
Il progetto Chantons!, che riunisce intorno alla figura peculiare della cantante Awa Ly il pianista Arturo Valiante e il contrabbassista Valerio Serangeli, nasce nel 2003 da un’idea di Gioia Laria, art director del gruppo, nell’atmosfera ricca di fermenti artistici del wine bar di Gusto, ormai storico locale live di Roma che negli anni ha visto esibirsi sul suo palco musicisti del calibro di Rosario Giuliani, George Blackmon, Nicola Arigliano, Deidda Brothers, Vinicio Capossela, Jim Porto, Leo di Sanfelice, Gegè Telesforo.
Il trio si esibisce per la prima volta nel novembre del 2003, inaugurando una feconda stagione di concerti in cui l’incontro di percorsi e culture diversi ha modo di consolidarsi e di dare frutti del tutto originali.
“Paris Jazz - spiega Gioia Laria - raccoglie i frutti di questo incontro, […] in cui si uniscono diverse anime: Awa così profondamente francese, parigina, ma altrettanto profondamente africana, senegalese, esprime nella musica la convivenza di queste essenze culturali tanto diverse; Arturo e Valerio jazzisti per scelta e passione, nella loro lunga e intensa carriera artistica hanno percorso la musica in tutte le sue espressioni, dalla classica al jazz, dal latin al funky, pop, soul, blues.”
E sono proprio la ricchezza e la vivacità di spunti e di colori a conferire una veste fresca e nuova al repertorio proposto, che attinge alla grande tradizione francese degli chansonniers per offrirne un’interpretazione in cui la musicalità della lingua francese, le peculiari caratteristiche vocali di Awa, le influenze africane e gli arrangiamenti in chiave jazzistica si fondono dando luogo a sonorità ed atmosfere raffinate e colorate.
Il disco si apre con un elegante arrangiamento di Comment te dire adieu, celebre pezzo del 1968 adattato e arrangiato nella versione francese da Serge Gainsbourg e cantato da Françoise Hardy, qui impreziosito dalla tromba di Aldo Bassi e dalla ritmica di Marco Monaco, cui segue un’altrettanto piacevole versione di C’est si bon, in cui la voce impeccabile di Awa si intreccia con garbo e fluidità al sax di Mauro Verrone. L’approccio originale della formazione non viene meno nell’interpretazione di grandi brani come La bohème di Aznavour, Hymne à l’amour di Edit Piaf, qui affidate interamente al pianoforte di Valiante e alla voce di Awa, capace di passare con naturalezza dalla tensione drammatica alla delicatezza trasognata. Dopo L’amour qui va, uno dei brani originali del disco insieme a Toi tu n’es pas là, le percussioni di Marco Monaco e il contrabbasso di Serangeli aprono una briosa e coloratissima interpretazione di Couleur café, arricchita dal prezioso contributo della chitarra di Antonio Jasevoli. Introdotto ancora una volta dalla tromba di Aldo Bassi, Señor è probabilmente uno dei pezzi in cui le peculiari caratteristiche della voce di Awa trovano maggiore espressione. La volontà e la capacità di spaziare con coerenza e originalità fra sonorità e spunti diversi emergono con forza nei due brani successivi, Tout le monde veut devenir un cat, omaggio al brano scritto da Floyd Huddlestone e Al Rinker per la Disney, e Je ne joue plus, brillante e raffinata rilettura francese del successo di Mina. Il sax alto di Paolo Recchia apre una bella interpretazione di Les yeux ouverts, versione francese di Dream a Little Dream Of Me cantata da Sylvie Vartan nel 1969, cui segue un’insolita quanto riuscita versione di La vie en rose, cui la chitarra di Jasevoli attribuisce un colore inconfondibile. Una ricca sezione fiati, in cui s’intrecciano la tromba di Bassi, il sax tenore di Michele De Vito e il sax alto e soprano di Paolo Recchia, percorre J’ai deus amours, celebre brano del 1930 composto da Vincent Scotto con testo di Géo Koger per Joséphine Baker.
Il disco si chiude sulle atmosfere delicate de La Javanaise, affidata alle note distese e sognanti dell’accordion di Pasquale Lancuba, al tocco discreto ed elegante del piano di Valiante e alla voce morbida e gentile di Awa. Un’ultima declinazione delle molte possibilità esplorate con raffinatezza e competenza in un disco in cui la tradizione degli chansonniers francesi di ieri e di oggi indossa una veste inedita, multiforme e ricca di suggestioni. “Du monde”, come la stessa Awa ama definirsi.
Monica Leggio
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