|
Recensioni
Opi Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica diretta da Ambrogio Sparagna
“Taranta d’amore” (Parco della musica records)
di Stefano Cazzato
M.Incudine. vocals, guitar, R.Simeoni, vocals, tradizional flutes, ocarina, A.Tondo, vocals, G.Aversano, vocals, E.Bordonaro, vocals, M.Epifani, vocals, mandolin, mandoloncello, S.Gallone, vocals, diatonic accordion, C.Graziano, vocals, diatonic accordion, M.Neri, vocals, diatonic accordion, Calabrian Iyre, F.Filosa, vocals, diatonic accordion, V.Ferraiuolo, vocals, tambourines, F.Laganà, tambourines, R.Laganà, tambourines,, O.Saviano, percussions, C.Califano, guitar, battente guitar, R.Hasa, cello, S.Gruia, double bass, E.Coluccia, soprano sax, M.Tomassi, “zoppa gigante” bagpipe, A.Vasta, “a paru” bagpipe, E.Treglia, hurdy gurdy, violin, tradizional oboe, G.Grassi mandoloncello II
A. Sparagna, vocals, diatonic accordions, conduction
Suspiri d’amore; Libera nos a malo; Ilie-mu; Se potessi diventare; Santu Paulo delle tarante; Quanno so’ morto; Cunto; Pizzica taranta; Pizzica di San Vito; Vinticinc’anni ci praticu a mare; Strambotti; Sia benedettu ci fice lu munnu; Fiore d’aprile; Taranta d’amore
Non serve scomodare le opere di Ernesto De Martino, Antonio Gramsci, Carmelo Bene, Diego Carpitella, gli studi culturali, le scienze umane e la nuova storia, quella dei documenti minimi e apparentemente marginali, le ricerche sulle fonti, sulle espressioni popolari e sugli interessanti rapporti tra cultura alta e cultura bassa, per comprendere il prezioso lavoro che Ambrogio Sparagna sta portando avanti da molti anni, da quando, nell’ormai lontano 1976, presso il Circolo Gianni Bosio di Roma, fonda la prima scuola di musica popolare contadina.
Sparagna non è solo un musicista, un interprete, un compositore, un maestro ma un etnomusicologo, un ricercatore di suoni e di parole, insomma uno studioso che ha avuto il merito di riportare alla luce la tradizione orale dell’Italia centro-meridionale, una tradizione, se non dimenticata, certo destinata a restare un fenomeno minoritario o elitario. Operando intelligentemente tra filologia, memoria, interpretazione e innovazione, Sparagna non ha solo sdoganato quella tradizione ma l’ha traghettata nella contemporaneità, consentendo a un pubblico ampio e trasversale, quindi autenticamente popolare, di venire a contatto con le sue numerose componenti culturali e sociali: la sensibilità olistica, la funzione aggregante, la ricchezza sonora, la forza narrativa, il coinvolgimento della corporeità, i risvolti magici, religiosi e terapeutici.
Questa musica, nella quale le lingue e i dialetti si sono storicamente mescolati ( basti pensare all’apporto dell’area grica salentina), ha poi trovato il suo luogo elettivo nella Notte della Taranta di Melpignano e il suo riferimento più importante nell’Orchestra popolare Italiana dell’Auditorium Parco della musica diretta proprio da Ambrogio Sparagna.
Al di là delle considerazioni etniche e antropologiche, questa musica piace perché è altamente proiettiva: persino chi viene da altre culture, o si riconosce in altri sound, la sente vicina ai suoi bisogni più intimi, si abbandona alle sue sonorità ricorsive, si lascia coinvolgere dai suoi ritmi frenetici, che prendono a livello preconscio o inconscio. E’ il fenomeno della pizzica, come viene ritualmente conosciuto e celebrato con qualche semplificazione, visto che non di sola pizzica si tratta ma di qualcosa di più complesso, interattivo e universale. Diciamo così: che pur avendo una forte componente intellettuale, questa musica si lascia apprezzare a un livello non intellettuale. In questo senso, proprio mentre è radicata e territoriale, e racconta storie del mondo rurale e popolare, ed evoca sentimenti e emozioni semplici, è anche potentemente globale.
Lo attesta questo disco magistrale, un vero e proprio manifesto folk del cunto (racconto) e del canto, eseguito con strumenti tradizionali, un pezzo di storia popolare strappata dall’oblio e rinnovata dal movimento infinito dell’interpretazione musicale, dove il riferimento alle radici e al territorio si sposa sinceramente con una prospettiva world. Questo disco dimostra che le radici non servono a radicarsi ma ad aprirsi, a dialogare, a contaminarsi, a far interagire le dimensioni del tempo e le possibilità dei linguaggi, partendo da una specie di fondo comune e immediato delle culture che ogni comunità tuttavia articola e canta in modi diversi.
Si spiega così la componente naturalistica e mitica con richiami all’acqua, al cielo, alla vita animale, al mare, al vento e all’intero creato (Ilie-Mu, Se potessi diventare, Pizzica di San Vito); il riferimento costante all’amore raccontato con tonalità emotive diverse, con gioia, con speranza, con malinconia, con rimpianto (Suspiri d’amore, Strambotti, Fiore d’aprile, Quannu su mortu); l’appello a Dio e ai suoi santi per ottenere giustizia, salute, salvezza, riscatto, grazia, protezione dai demoni e dal male (Libera nos a malo, Santu Paulu delle Tarante, Cunto, Pizzica taranta, Sia benedettu ci fice lu munnu) ; e soprattutto l’inno cosmico rivolto alla più pagana e dionisiaca delle dee, la danza musicata o la musica danzata, che di fronte alle difficoltà della vita permette all’uomo di trovare la serenità interiore, il coraggio e la forza di andare avanti e di realizzare un’ armonia tra sé e gli altri, il mondo, l’infinito. “Allora il ritmo ti sorregge/ ti riempie il cuore di energia/ ti fa passare la fatica/ ti butta in mezzo a tanta gente/ e solo allora puoi sentire tutto il profumo della terra” canta Sparagna in Taranta d’amore, ultimo suggestivo brano di un percorso in 14 tappe negli archetipi della cultura popolare.
di Stefano Cazzato
|