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Recensioni
Maurizio Boco
"Trance Circular Groove" (Autoprodotto 2008)
con Intervista a Maurizio Boco
di Fabrizio Ciccarelli
http://www.maurizioboco.com http://www.fonderiadellearti.com
Maurizio Boco: drums, percussions Moussa: vocals Stefano Sastro: keyboards, piano Pamela Gargiuto: electric violin, vocals Fabrizio Sciannameo: bass Mike Applebaum: trumpet Derek Sherinian: guest on keyboards Giovanni Vigliar: electric violin Giovanni Imparato: percussions, vocals
Il tempo più opportuno per cogliere a fondo il progetto di Maurizio Boco sarebbe quello della session live, nella quale avrebbero giusto modo di dipanarsi le evoluzioni tecniche del drumming e, soprattutto, la miriade di pensieri musicali lampanti dal carattere teatrale espressionista che oltrepassano i brani ipnotici di questo album segnato dall’evento poliritmico e policulturale.
Corretto il titolo dell’album, corretto lo svolgimento emotivo: percussione e tribalismo, ambiente fantasmagorico di suoni e timbri diversi e brucianti, meditazioni oscure e senza fiato, fragori tessuti in modo trasparente ed ascensionale, spargendo colori nell’aria livida e luminosa dei tematismi onirici e fortemente evocativi.
Tra Robert Fripp ed i Talking Heads, tra Peter Gabriel e This Mortal Coil, tra Brian Eno e la negritudine dell’ultimo Coltrane, tra il morso acido del subliminale d’atmosfera di Sakamoto ed il circolare concentrico della meditazione psichedelica: melodia regressiva, chillout narrativo, spirali di riflessione elastica, aperta, senza memoria, deflagrante, propulsione inattesa e armonicamente potente. Una mistica atemporale ripetitiva nell’ Elettronica Black del sogno.
Sinceramente vorremmo che questo groove circolare non finisse mai, un andamento di sensibilità urlata nel segno di un Kurt Weill negro e di un Aspettando Godot del Samuel Beckett più graffiante,un uptempo instancabile e scintillante per l’anima smarrita e presto ritrovata.
Da dove nasce questo tuo pensiero musicale?
Mi piace pensare che sia una summa di tutto quello che ho ascoltato e studiato nel corso degli anni e nello stesso tempo una mia visione della musica e del ritmo in relazione al ciclo della vita stessa. In fondo cos’è la vita se non un intrecciarsi ciclico di eventi sempre strettamente legati al tempo? Trance Circular Groove è appunto un intrecciarsi di ritmi che seguono un andamento “circolare”. Tengo a precisare però che nulla è nato “a tavolino”, tutto si è concretizzato in modo molto casuale e naturale….. come se aspettasse solo il momento giusto per venir fuori.
Come sei arrivato al concepimento dell’album?
Ho iniziato a studiare delle soluzioni poliritmiche e politimbriche usando una miriade di suoni diversi presenti nel mio drum set molto vasto. Questa fase è stata faticosa perché alcune parti sono fisicamente molto impegnative e quindi necessitavano più di altre di allenamento quotidiano…. Una sorta di palestra. Poi è seguita la fase compositiva vera e propria nella quale l’inserimento dell’elettronica è stata la naturale soluzione per arrivare e completare l’aspetto “trance” che già avevo cercato di creare ritmicamente con il mio strumento.
Puoi raccontarci qualcosa circa l’interplay (molto evidente) con i tuoi partners durante la registrazione del cd? Un cd che sembra, in verità, più un live in studio o, almeno, un insieme di first tracks…
Beh, io non riesco a concepire musica senza interplay. Detto ciò, in questo lavoro come anche nella mia precedente esperienza con il trio BFH, ho coinvolto il più possibile i miei musicisti nella creazione vera e propria dei brani che infatti come avrai notato sono stati in gran parte scritti a più mani. E’ senz’altro un live in studio anche se per ragioni strettamente logistiche alcuni interventi sono stati realizzati con l’aiuto della tecnologia. Derek Sherinian ad esempio, che dopo aver ascoltato il demo è rimasto entusiasta del mio progetto e ha dato il suo ok per farne parte, ha registrato le parti nel suo studio di Los Angeles e mi ha spedito i file via mail!!!!!! Beh, diciamo la verità, per queste cose la tecnologia è davvero incredibile. Per tutto il resto invece Trance Circular Groove è un progetto realizzato decisamente in modo tradizionale. Un gruppo di musicisti che si conoscono da vecchia data si incontra in una sala prove e comincia a creare qualcosa che poi pian piano diventa un progetto ben definito e poi un cd.
Appare abbastanza chiaro che l’album faccia parte di un progetto ben più esteso. Quale?
Devo essere sincero, questo progetto nella mia mente era qualcosa di molto più ambizioso in cui trovassero spazio un gruppo di danzatori/attori e una struttura di schermi e video proiezioni che facessero da cornice alla musica con una vera e propria storia che ho scritto. Per usare un termine in voga negli anni ’70 un “concept”. Sarebbe complicato darne un idea in questa sede… posso solo accennare che ha a che fare con il ciclo spazio temporale che sintetizza la vita, o meglio il ciclo vita-morte. Purtroppo molto probabilmente tutto ciò resterà solo uno dei tanti miei sogni chiusi in un cassetto perché la realizzazione è molto complicata e quindi molto costosa. Avevo anche una mezza idea di farne una prima rappresentazione alla Fonderia delle Arti che è lo spazio culturale che dirigo dal 2006 ma…… non so se riuscirò mai a farlo.
Domanda un po’ scontata, ma che faccio sempre : cosa ne pensi della situazione della musica in Italia?
Sinceramente penso che peggio di così non si possa andare anche se poi…… a quanto pare riusciamo sempre a peggiorare ancora!!!! Non saprei davvero cosa dirti ….. vedo tanta approssimazione ma soprattutto quello che spaventa è l’assoluta e totale incompetenza delle persone che dovrebbero occuparsi di musica che invece si preoccupano solo del mercato e di quello che si può “vendere”. Un po’ quello che accade in TV con l’Auditel. E’ un processo iniziato negli anni ’80 che non è mai morto….. anzi mi correggo….. che si è ucciso da solo. Purtroppo però si è portato dietro l’intera industria discografica e le poche realtà di un certo spessore sono autoprodotte o prodotte da etichette indipendenti. Oggi poi c’è il web che ha stravolto tutto il modo di promuovere e divulgare un prodotto musicale e quindi bisognerà sempre di più fare i conti con questa realtà in modo costruttivo e non demonizzandola come fanno in molti.
Fabrizio Ciccarelli
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