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Recensioni
Franco Bergoglio
“Magazzino Jazz” (Mobydick Editore, 2011)
di Monica Leggio
“Raccogliendo questi articoli mi è parso di radunare merci per uno scaffale improbabile. Solo una parola meticcia e portuale come magazzino, di origini arabe e di casa in decine di lingue, poteva rappresentare questo accatastare casuale sotto l'etichetta jazz. Magazine in inglese indica quei periodici che contengono gli argomenti più disparati, come questo libro, un bric à brac di personaggi e cianfrusaglie: dischi nello spazio, poeti e pugili, pittori musicofili, collezionisti folli, batteristi visionari, trombettisti in fuga, un Coltrane in valzer e un Parker dantesco…”
Così Franco Bergoglio racconta il suo Magazzino Jazz, un curioso esperimento di accatastamento narrativo di volti, atmosfere, personaggi, punti di vista, storie, pensieri. Tutto nella grande scatola del jazz. Ed è proprio la dimensione casuale e spezzettata, quasi da baule dei ricordi (ma senza la vena nostalgica che ad esso quasi sempre si accosta), a dare un sapore particolare a questo percorso eterogeneo, senza meta apparente, con le mani in tasca, per le affollate strade del jazz.
Laureato con una tesi su jazz e politica, Franco Bergoglio si occupa da sempre degli aspetti storici, sociali e culturali legati a questa musica, con sporadiche incursioni nella storia contemporanea e nell’americanistica. Un corpus di riflessioni che ha trovato una prima veste sistematica in un lavoro uscito nel 2008 per la casa editrice Costa&Nolan. Jazz! Appunti e note del secolo breve - questo il titolo del saggio - riassume le sue posizioni sul jazz, la sua storia e i rapporti con la cultura del secolo scorso. Una analisi delle complesse relazioni che legano questo “genere” musicale allo sviluppo e alle trasformazioni della società, condotta attraverso il ricorso ad esempi mutuati dalla storia, dalla letteratura, dall’arte, dalla critica. Magazzino Jazz riprende e approfondisce la riflessione aperta nel primo lavoro, elevando la scrittura “episodica” a chiave di volta di un esperimento di critica assolutamente innovativo.
Interiorizzando la struttura e l’anima stessa del jazz, la scrittura di Bergoglio si fa “sparsa”, duttile, multiforme, indossando di volta in volta l’abito più congeniale all’occasione, ferma restando l’assoluta qualità e la grande capacità da un lato di camminare sempre su registri vivaci e accattivanti, dall’altro - e soprattutto - di dire cose nuove, in tempi in cui sembra che tutto sia già stato detto e che ben poco possa essere aggiunto alle ponderose disamine che del jazz sono state fatte. Con uno sguardo completamente diverso, Bergoglio ci conduce attraverso una affascinante galleria di interviste, ritratti, pezzi critici, aneddoti, personaggi e miti che, come tasselli, prendono ciascuno il proprio posto in un collage che getta nuova luce su improbabili quanto profondi intrecci tra il jazz e i più disparati campi della cultura e della vita.
Monica Leggio
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