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Recensioni
Francesco Mazzeo
“Meno male che c’è il T9” (Sifare 2011)
di Niccolò Perrone
Francesco Mazzeo: chitarra elettrica, acustica, classica e “loops”
Tracklist: Timo; Frappe; Coda di rospo; Tentacoli; Totani; Valmar; Con Leo; Occhiate; Tisana; Pasticcio; Sei chili e mezzo; Suono uovo solo; Formatondo; Senza fame; In umido; Pezzi di carne; Di…Vino.
Edizioni Sifare presenta Meno male che c’è il T9, nuovo album del chitarrista romano Francesco Mazzeo. Il disco dimostra come l’autore sia un ottimo conoscitore del suo strumento e, cosa più interessante ai fini compositivi, del modo in cui gestire e sfruttare la gamma delle molteplici soluzioni che esso offre, soprattutto se supportato dall’elettronica. Una sorta di monografia a corde e loops, in cui incuriosisce parecchio come l’argomento esposto musicalmente sia sintetizzato da titoli di tracce che, a parte poche eccezioni, richiamano tutte la gastronomia.
A distanza di cinque anni da Mi fai ridere (Fedim/Edilcinque; 2006), Meno Male che c’è il T9 esce come sesto lavoro della discografia di Mazzeo; produzione discografica che comprende, oltre ai due titoli già citati, Melissa (Splasc(h); 1999), Novecose (Map Records; 2001), Latinità (Raitrade; 2002) e Non c’è duo senza tre (Zonedi musica 2005). Diplomatosi nel ’91 presso il conservatorio Tito Schipa di Lecce in chitarra classica, Francesco Mazzeo presenta una formazione musicale dove spiccano le lezioni dei maestri Fabio Zeppetella e Dario La Penna, e la frequentazione del Musician Institute di Los Angeles (G.I.T.), dove ha avuto l’occasione di partecipare a laboratori tenuti da maestri quali Scott Henderson e Jeff Berlin. Nell’arco della sua carriera Mazzeo ha collaborato con un gran numero di musicisti di fama sia nazionale che internazionale (da menzionare soprattutto il celebre Renato Carosone), oltre a essersi esibito con parecchie formazioni jazz in occasione di festival e rassegne come il Roccella Jazz Festival, la rassegna Jazzità di Roma, Oristano Jazz e la Fiera Internazionale del Libro di Torino. Fra le sue attività più significative emergono le partecipazioni, in qualità sia di interprete che di compositore, a programmi radiofonici RAI e le frequenti collaborazioni con Raitrade, oltre all’insegnamento di tecnica dell’improvvisazione e strumento presso la Fedim (Federazione Italiana di Musicoterapia).
“L’uomo è ciò che mangia” sembra voler esprimere Mazzeo, che traduce musicalmente le ispirazioni derivate da bevande e pietanze culinarie. Traduzione che articola un discorso musicale esplicitamente scisso in due momenti, intimo e pacato il primo, fragoroso e movimentato il secondo: nella “Parte Dentro” tempi molto dilatati producono un mood decisamente riflessivo, di introspezione; “Parte Fuori”, per contro, presenta un dinamismo decisamente più vivace e una ritmica più contratta e sostenuta, con l’inserimento di synth di batteria e altre curiose sperimentazioni elettroniche. Di buon gusto Pasticcio, traccia che costituisce il ponte fra i due periodi. L’architettura formale dell’intero disco prevede pochi elementi strutturali facilmente distinguibili, funzionali a una sintassi essenziale: chitarre classiche e acustiche, synth e loops sono utilizzati principalmente come ostinati a supporto delle esposizioni, più complesse a livello fraseologico, della chitarra elettrica, ambito sonoro principale a cui è affidata l’elaborazione tematica di ogni brano.
Meno male che c’è il T9 si dimostra un album divertente, perché trasmette il divertimento con cui l’autore sembra proprio l’abbia composto; di “ambiente”, ma sicuramente un ambiente particolare dove i protagonisti sono cibi e vivande. Un personale tentativo da parte di Mazzeo di presentare (parafrasando Ettore Fioravanti) un “timballo di note”.
Niccolò Perrone
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