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Recensioni
Chat Noir
“Weather Forecasting Stone” (Universal, 2011)
di Francesco Tromba
Tracklist: 1. Stone is Dry; 2. Shadow on Ground; 3. Swinging Stone; 4. Stone Gone; 5. White on Top; 6. Cant’t See Stone; 7. Stone is Wet.
Michele Cavallari: pianoforte, electronics; Luca Fogagnolo: contrabbasso; Giuliano Ferrari: batteria.
“Il jazz è il tipo di musica che può assorbire molte cose ed essere ancora jazz”. Partendo da questa citazione di Sonny Rollins potremmo descrivere il sound e il modo di fare musica degli Chat Noir. Il trio romano si configura come un classico trio jazz (piano, contrabbasso e batteria), ma nonostante ciò si tratta di qualcosa di diverso, lo si nota immediatamente, dal primo ascolto.
Il progetto Chat Noir nasce nel 2001 quando il contrabbassista Luca Fogagnolo incontra il pianista Michele Cavallari e dalla loro comune passione per le sonorità jazz nord europee inizia a muovere i primi passi l’idea di formare un gruppo. Nel 2002 il batterista Giuliano Ferrari si unisce al duo dando inizio alla carriera degli Chat Noir. Nel 2004 il primo album “Adoration” (Splasc(h) Records) ha subito delle buone vendite e la traccia “Noir 451” fa parte della colonna sonora del film di Cristina Comencini “La Bestia nel Cuore”. Il trio nel 2006 passa alla Universal e incide altri due album “Decoupage” (contenente tra le altre una versione di “Via del Campo” di De Andrè) e “Difficoult to see you”. Continua anche la collaborazione con la Comencini per le musiche del film “Bianco e Nero” e per il documentario “In Fabbrica”.
Anche per il nuovo album va sottolineato un concetto cardine per l’ensemble, ovvero quello di eliminare il classico ruolo leader-sideman e le classiche modalità tema-assolo. Il gruppo si concentra su una fluidità continua ed avvolgente del suono, con pochissimi assolo, quasi essenziali. Ascoltando l’album dedicato alla pietra magica in grado di prevedere le condizioni meteo, si intuiscono i richiami alle sonorità del jazz nord europeo, senza trascurare la musica contemporanea ed il linguaggio delle blue notes. Altra osservazione è il poco spazio riservato all’improvvisazione in favore della composizione in modo da privilegiare il lirismo dei brani e non le qualità tecniche dei singoli interpreti (non che ne siano privi).
Il brano iniziale “Stone is Dry” inizia con un loop di pianoforte ridondante, sul quale il pianista aggiunge altre note che danno un colore profondo e mistico. La batteria ed il basso seguono il loop creando la base ritmica. Potrebbe essere un brano adatto alla colonna sonora di un film, in quanto sia questa che le altre tracce dell’album richiamano alla mente delle immagini.
Ad aprire “Swinging Stone” è il contrabbasso subito seguito dal piano e dalla batteria. I tre strumenti costruiscono una melodia corale ricca di spunti meditativi, emozionanti, ipnotici. L’architettura sonora richiama lontanamente il sound di Michael Nyman di “Lezioni di piano”, anche se espresso in chiave diversa.
“Stone Gone” lascia spazio a suoni malinconici e nostalgici, molto ben espressi dal pianoforte. Nella seconda parte la batteria aggiunge particolari che rendono più intime queste sensazioni, lasciando l’ascoltatore rapito dagli arrangiamenti.
“White on Top” è forse la traccia che meglio racchiude il progetto del gruppo, in quanto all’interno vi sono diversi movimenti che racchiudono diverse sonorità, dall’iniziale e ammaliante funk al pianoforte ancora una volta in loop, fino alla musica contemporanea e mistica della parte centrale. È un brano in divenire che plasma creature sonore mutevoli pronte da un momento all’altro a trasformarsi in qualcosa di diverso e differente da prima, per poi ritornare uguali a se stesse.
Un trio molto interessante, tra i più particolari nel panorama italiano, la loro musica affascina e rapisce l’ascoltatore per portarlo nella loro dimensione, nel loro mondo musicale fatto di composizioni e arrangiamenti imprevedibili, pronti a prendere diverse direzioni a seconda del loro volere. Un interplay equilibrato e che sia concettualmente che musicalmente cerca di rimescolare le carte per cercare di tirare fuori qualcosa di nuovo, di diverso, di non convenzionale.
Francesco Tromba
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