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Recensioni
Francesco Bearzatti Tinissima Quartet
“Suite for Tina Modotti” (Parco della Musica Records, 2008)
di Monica Leggio
Francesco Bearzatti, sax & clarinet Giovanni Falzone, trumpet & human effects Danilo Gallo, double bass & acoustic bass guitar Zeno de Rossi, drums & percussions
Tracklist: Mandi Friul; America!; Why?; México; Missions; Russia; Guerra Civil; Back to México; Hermana No Duermes;
“Suite for Tina Modotti” è un atto d’amore. Per Tina, una donna le cui avventure, gioie, dolori e passioni meritano di essere sognati, raccontati e tramandati.”
Così Francesco Bearzatti descrive il suo progetto interamente dedicato alla complessa e poco conosciuta figura della fotografa italo-messicana Tina Modotti, tumultuosamente vissuta agli inizi del secolo scorso. Un lavoro strutturato in forma di concept album, i cui brani ripercorrono la parabola di Tina raccontandone “avventure, gioie, dolori e passioni”. Un “atto d’amore” che il sassofonista friulano rivolge ad una grande icona della propria terra, forse ancora poco considerata dalla critica e certamente ignota ai più.
Donna dal temperamento passionale e anticonformista, dalla sensibilità d’artista e dalla forza di militante politica, Tina Modotti riassume in sé le caratteristiche e le contraddizioni di una donna fuori dal comune, certamente anche per questo vicina alla sensibilità di un artista come Bearzatti, costantemente alla ricerca di forme di sperimentazione estremamente libere da vincoli e profondamente legate ad una esigenza di immediatezza comunicativa che ben si sposa con l’urgenza espressiva che percorre tutta la vita di Tina.
Emigrante, operaia, attrice, fotografa nel Messico degli anni ‘20, antifascista, militante nel movimento comunista internazionale, perseguitata ed esule politica, Tina Modotti ha fotografato tutti i volti più celebri della rivoluzione messicana e non solo. Partita da Udine, ha scoperto l’arte sociale negli Stati Uniti e soprattutto in Messico, usando il mezzo fotografico come strumento d’indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente una valenza ideologica importante: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello).
Una vita intensa e inevitabilmente percorsa da una sotterranea e ininterrotta vena di dolore, mirabilmente racchiusa nello struggente tema di apertura del primo movimento “Mandi Friul” (“addio Friuli”). L’approdo in America e il conseguente repentino quanto stimolante cambiamento, sono raccontati dal ritmo incalzante e dall’andamento spezzato di “America!”. “Why?” è certamente uno dei brani in cui maggiormente emerge quell’affiatamento che costituisce uno dei punti forti della formazione e di cui è emblematico il tema di apertura, costruito su una perfetta sintonia tra la struttura ritmica della coppia basso/percussioni e la linea melodica suonata all’unisono dalla coppia sax/tromba. “México”, che racconta lo spostamento di Tina nella capitale messicana, si apre su atmosfere quasi torride e desertiche del contrabbasso di Gallo, su cui s’innesta il tema “ranchera” suonato prima dal sax di Bearzatti e ripreso poi dalla tromba di Falzone. Protagonista della successiva “Missions” è un circospetto basso elettrico, la cui linea è alternativamente percorsa dagli effetti di Falzone e dal tema suonato, ancora una volta, all’unisono da sax e tromba. Esiliata dalla sua patria adottiva in seguito alla sua personale fotografica, pubblicizzata come la prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico, Tina viaggia in Europa per poi stabilirsi a Mosca, dove si unisce alla polizia segreta sovietica. “Russia” contiene il racconto dell’arrivo nelle terre sovietiche, affidato a due densi soli del clarinetto e della tromba. Il ritmo incalzante e sostenuto della batteria di Zeno de Rossi in “Guerra Civil” fa da imprescindibile cornice alle urla stravolte e laceranti dei fiati. “Back to México” richiama il tema della precedente “México”, trenta secondi di limpidissimo sax per raccontare il ritorno di Tina in Messico e la sua breve permanenza prima della morte, avvenuta in circostanze sospette nel 1942. La conclusione cupa e solenne di “Hermana No Duermes” (citazione dall’epitaffio per lei composto dal poeta Pablo Neruda) ripercorre le dolorose polemiche e le infamanti accuse rivolte a Vittorio Vidali (suo amante dai tempi di Mosca) a seguito della morte di Tina, magistralmente trasposte da una ritmica quasi “da esecuzione”, da un sax grave e da una tromba straziante.
Un progetto musicale e narrativo, dunque, nel quale la struttura della suite in nove movimenti consente una narrazione chiaramente articolata, pur senza rinunciare alla fluidità del racconto stesso. Un progetto musicale e visivo, aperto alla feconda contaminazione con la fotografia nelle performance dal vivo. Un progetto musicalmente maturo e sperimentale, affidato affiatatissimo quartetto che gode di un ottimo interplay: oltre allo stesso Bearzatti al sax tenore e clarinetto, troviamo Danilo Gallo al contrabbasso e basso elettrico, Zeno De Rossi alla batteria e percussioni e un entusiasmante Giovanni Falzone alla tromba e agli effetti umani.
Un progetto colto e poliedrico, denso e brillante, perfettamente in linea con la personalità eclettica del sassofonista e genio compositivo friulano e a ragione collocato dalla critica al vertice dell’attuale produzione italiana.
Monica Leggio
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