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Recensioni
Oprachina
“Opra China” (Slam Productions)
di Andrea Valiante
Massimo Bognetti: Chitarre. Errico De Fabritiis: Sassofoni. Fabio Fochesato: Basso elettrico, Contrabbasso. Adriano Galinari: Batteria.
Spezia (Porta d'Arce revisited); Le Cose Non Sempre Vanno Come si Suppone Debbano Andare; Ritrovato; Fat Fast (new version); The Moon In August (new version); Sixa; Nuova Oprachina; Lat; Maria J; Grigioscuro (new version); My Waltz
In “Opra China”, secondo lavoro discografico dell’omonima band romana composta da Massimo Bognetti (chitarre), Errico De Fabritiis (sassofoni), Fabio Fochesato (basso elettrico,contrabbasso) e Adriano Galinari alla batteria, si osservano coloriture molto profonde e tornite, intelligentemente assemblate ed espresse nell’interplay attraverso undici composizioni tutte originali.
Il primo album della band, “The Jazz Farm” (2007) pubblicato sotto licenza creative commons, è risultato essere un lavoro molto apprezzato dal pubblico (è ancora oggi l'album italiano più scaricato dalla rete con oltre 250000 tra downloads gratuiti e licenze) e nell’ambiente discografico come in quello cinematografico, tanto da convincere le registe Crystal A. Griffith ed Helen T. Quan (la Griffith è uno dei nomi più apprezzati nel panorama documentaristico americano) a sceglierne due brani per la colonna sonora del film/documento “Mountains That Take Wing”.
L’afflato che con maggiore evidenza si assimila tra le note pentagrammate dalla band è la tendenza degli strumentisti a suonare con scioltezza, passione ed una buona capacità esecutiva, senza alcuna inibizione, pressione o frenesia contrattuale ma trascinati dalla voglia di dar sfogo alle proprie esigenze interiori.
Da qui viene a definirsi il tentativo, ambizione piuttosto diffusa tra le nuove formazioni ancorate a tendenze classiche, di descrivere ambientazioni di tipo hard bop, free e fusion , esprimendo linguaggi che riescano a rispecchiare, nei paesaggi sonori espressi, una concezioni del tutto nuova ed intuitiva, volendo andare oltre i succitati movimenti. Di particolare evidenza appare dunque il lavoro di ricerca creativa svolto all'interno delle armonie e dell'orchestrazione degli strumenti, con il quale l’ensemble riesce efficacemente ad imprimere al conseguente melange espressivo coloriture innovative pregne di un sano mood viscerale.
Ed in gran parte vi riescono: temi e trame lessicali fresche, fluenti, dinamiche, eleganti ci consegnano spesso momenti sonori inusitati e di buon livello artistico esteticamente molto apprezzabili.
Nella quasi totalità della registrazione dominano propensioni ad un jazz vibrante e molto dinamico, espresso in maniera particolarmente originale nei brani “Le Cose Non Sempre Vanno Come Devono Andare” (come bene trasmette il titolo, sinuosa ed intelligente esecuzione tra fusion e free jazz) e “Fat Fast”, un hard bop che si dipana su di un mood rapido, scorrevole, scuro ed agrodolce.
Diverse ispirazioni si respirano nel brano “Spezia”, una ballad molto melodiosa e gradevole, impostata su di un background di accompagnamento ricco di spunti armonici considerevoli ove l'ambientazione soffusa, eufonica, evanescente disegnata dall'arpeggiare sicuro, flessibile, morbido, soffuso e clean sfumato dalla chitarra di Massimo Bognetti lascia ampi spazi espressivi al resto della band, concatenandosi con maestria ai movimenti improvvisativi descritti da Errico De Fabritiis.
Quello degli Oprachina non è un lavoro qualsiasi. E’ un esperimento vero e proprio, condotto gestendo ogni elemento con meticolosità ed attenzione del particolare, sia dal punto di vista della creatività e della materia armonica che da quello del sound (la chitarra di Massimo Bognetti mantiene un suono costantemente chiaro, lucido e tornito).
Andrea Valiante
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