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Recensioni
The TranslatorsTonolo, Boltro, Bex, Chambers

"The Translators"
(
Parco della Musica 2009)

di Fabrizio Ciccarelli
Pietro Tonolo, Sax soprano e tenore
Flavio Boltro, tromba
Emmanuel Bex, Hammond
Joe Chambers, batteria

1 Dayk Matter (Tonolo) 6:38; 2 Utah (Lacy) 5:35; 3 Tu-Way-Pock-Away (Chambers) 5:54; 4 Sienna’s Song (Mirabassi) 4:18; 5 Quinte (Tonolo) 5:19; 6 First Smile (Boltro) 4:16; 7 Sous Le Vent (Bex) 5:41; 8 Never Let me Go (Levingston, Evans) 6:13; 9 Dance Line (Hancock) 4:56; 10 Ozio (Tonolo) 4:44; 11 Wasabi Blues (Boltro) 4:08

Quanto il jazz possa testimoniare i passi della storia musicale attualmente non è dato sapere con certezza, ma gli andamenti mutevoli dei grandi slanci possono esser letti con chiarezza nella metamorfosi del suono testimoniata dall’ampia apertura mentale con la quale il quartetto rivisita, indugia sulla creazione del nuovo, sussurra, teorizza e poi ancora torna sulle gesta del passato.

Se l’incipit di “Dark Matter” sottintende un felino incedere nell’ironia strutturale dell’Hammond di Emmanuel Bex è anche vero che il fraseggio degli ottoni di Boltro e Tonolo  riconducono il brano sulle distonie silenti di uno Steve Lacy appena annunciato e, infatti, riproposto nella track successiva, la bellissima “Utah”, dinoccolata transizione che dal modernismo orchestrale di Gil Evans portò alla prodezza temeraria della quale il newyorkese tinse i suoi studi, le sue riflessioni sul gusto, sul fiammante abbandono dell’imitazione e sulla consapevolezza d’appartenere ad una generazione “diversa”, strana e nuova, rabbiosa e malinconica, innovativa e lanciata in un futurismo deflagrante, commosso e sagace.

Ci sembra questo il trait d’union che lega pentagrammi in sostanza coerenti al progetto “The Translator”, che vogliamo italianizzare in “I traduttori” o, meglio, in “coloro che trans ducunt , trasportano” stilemi d’un certo aristocratico distacco estetico in atmosfere oniriche e vibranti di cromatismi alla Chagall, per intenderci, sognanti e fiabesche, gentili come un sorriso di bimbo (Chagall, appunto), fantasmagoriche come un gioco capace di narrare ogni sentimento “altro”, ogni stupore ed ogni inflessione stilistica in un’esposizione premeditatamente irrazionale di amore/esotismo/dubbio/incontro/scontro. Elegia lunare in “Sienna's Song” di Giovanni Mirabassi, esitazioni morbide e sinuose in “Quinte” di Pietro Tonolo, deviazioni meditanti in “First Smile” di Flavio Boltro, brillanti estroversioni in “Sous Le Vent” di Emmanuel Bex: suggestioni dense di energia e di spessore emotivo.

L'album è prova di un'intenzione di proporre un jazz talora poco considerato e poco valutato, sottovalutato a nostro avviso, varcando in piena libertà le complesse armonie del bop in modo intelligente e ricercato: quella “nuova musica”, in altre parole, che aggirò le mode alla ricerca della timbrica pura, di ritmi angolosi e trame improvvisative in grado di dar vita ad una particolare area di esplorazione più legata al mondo contemporaneo, sempre più essenziale per un rigore di pensiero davvero lontano dalle abitudini dei tanti cultori di luoghi comuni attualmente in circolazione.

Fabrizio Ciccarelli 

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