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Recensioni
Luca Donini Quartet
“Live in Usa” (LD4et per Cat Sound Records; 2009)
di Niccolò Perrone
Luca Donini, sax tenore e soprano Mario Marcassa, contrabbasso e basso elettrico David Cremoni, chitarra elettrica e acustica Francesco Sguazzabia, batteria e percussioni
1 Raft; 2 Colline; 3 Alaya; 4 Duende; 5 Danza dei sogni; 6 Malaga; 7 Il Canto dell'Angelo; 8 Apitango
Quale miglior scenario se non le strade americane, per raccontare un’esperienza itinerante in cui trovano sintesi interpretativa le più varie declinazioni del linguaggio jazz. Registrato fra De Moines, Iowa, e Fairfield, Connecticut, Live in USA del Luca Donini Quartet suscita nell’ascoltatore le sensazioni di chi intraprende un viaggio “sulla strada” attraverso il cuore degli Stati Uniti; un pellegrinaggio trasposto musicalmente, le cui tappe si delineano fra motivi di gusto standard e funky, e momenti di commistione fra coinvolgenti ritmiche latine e atmosfere ancestrali che richiamano danze e riti dei nativi indiani d’America. Una narrazione ricca e intensa condotta da più voci: il sax di Luca Donini, il basso di Mario Marcassa, la chitarra di David Cremoni e la batteria di Francesco Sguazzabbia sanno magistralmente come e quando intervenire fra loro, dando luogo a un interconnessione polifonica dal forte vigore espressivo.
Composto da musicisti di alto lignaggio, il quartetto è attivo da più di vent’anni e vanta un elevato numero di partecipazioni a Jazz Festival di caratura mondiale, oltre a una produzione discografica che annovera ben sette album. Live in USA, ultimo CD della discografia, testimonia l’esibizione della band in occasione del JazzinJuly Festival di Des Moines, Iowa, una delle tappe della tournée americana di due settimane tenuta dal quartetto nel 2008. Ma il tour in America rappresenta solo uno fra i numerosi eventi internazionali a cui la band ha preso parte: dal 1989 a oggi si ricordano esibizioni in Spagna, Danimarca, Russia, Francia e tre importanti tournée in Germania, partecipando a prestigiose rassegne quali i Jazz Festival di Berlino, Dresda, Lipsia, Altemburg e Jena. Di gran spessore anche l’attività svolta in Italia, caratterizzata da concerti tenuti in occasione di eventi quali il Festival Internazionale della musica di Milano, il Perla Gio-Jazz Festival di Bologna, il Festival del Cinema di Venezia e molti altri. Una carriera esemplare, a dimostrazione di come il Luca Donini Quartet si possa considerare realmente una delle formazioni di spicco nell’ambito del jazz europeo.
Composto da sole tracce originali (di cui cinque firmate da Donini, due da Cremoni e una da Marcassa), l’album si caratterizza per scorrevolezza e fluidità, caratteristiche che esprimono l’abilità dei musicisti a stimolare costantemente la curiosità di chi ascolta. Ogni brano proposto è capace di intrigare, coinvolgere l’ascoltatore in maniera sempre differente e mai banale. Di grande impatto si presenta subito Raft, traccia che apre il disco, in cui un frenetico preludio dalle caratteristiche fusion introduce una dinamica funky suite molto lineare a livello motivico, dando vita a un effetto di contrasto molto interessante dal punto di vista formale nonché gustoso da quello estetico. Contrasto fra linearità e frammentazione armonico-ritmica presente nell’arco dell’intero disco, che procede articolandosi in ingegnosi interplay e momenti di raffinato lirismo. Esemplare a tale proposito Alaya, brano portante sia per complessità architettonica che per ricchezza espressiva, dove l’interazione d’ensemble valorizza al massimo ogni strumento dell’organico, e il clima in cui l’ascoltatore viene proiettato è carico di pathos. Molto apprezzabili le composizioni di Cremoni: la prima, Duende, è un godibile momento di virtuosismo chitarristico; Danza dei sogni, invece, è un brano entusiasmante la cui orchestrazione evoca calde serate di Tango argentino e di Flamenco andaluso (di simile gusto anche Malaga, brano seguente composto da Marcassa).
Continuamente giostrato su un’intersezione sintattica di studio e improvvisazione, Live in Usa è un album che dimostra la grande capacità del Luca Donini Quartet di organizzare in modo molto originale un discorso musicale in cui convergono svariate differenze stilistiche. Un disco che concilia perizia tecnica, profondità strutturale e piacere dell’ascolto.
Niccolò Perrone
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