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Recensioni
Elisabetta Antonini e Marcella Carboni
“Nuance” (Blue Serge 2011)
di Chiara Padellaro
Elisabetta Antonini voce e live electronics Marcella Carboni arpa e live effects
Nuance è l’originale progetto che vede fianco a fianco Elisabetta Antonini alla voce e Marcella Carboni all’arpa. Undici brani che spaziano dai classici di Guinga e Jobim a composizioni poetiche dell’Antonini al jazz verace di “Lazy Afternoon”.
Nuance è l’essenza di un duo che prende le forme più diverse: l’arpa dalle sonorità camaleontiche, a tratti chitarristiche, o che talvolta fanno pensare alla sicura presenza di un basso e, dall’altro lato, la voce di Elisabetta Antonini, matura ed esperta, dal timbro velato ma pungente che diventa strumento nelle sue improvvisazioni, ma anche narratrice capace di aggiungere con gusto quel tocco classico che ben si sposa con le corde pizzicate. Entrambe si esprimono a loro agio con l’elettronica che spesso dà il vero senso all’interpretazione dei brani arricchiti da questo accostamento tra antico e moderno.
L’esperimento di questo duo nasce da un incontro al “Nuoro Jazz” per tramite di Angelo Palmas e Paolo Fresu, e Nuance risulta essere il frutto di una sperimentazione senza limiti e di una forte intesa tra le due musiciste di spessore in grado di essere in simbiosi e di sapersi valorizzare a vicenda.
Elisabetta Antonini, jazz singer ormai di esperienza, si è formata musicalmente tra gli Stati Uniti e l’Italia sotto la guida di preziose figure del jazz contemporaneo, da Norma Winstone alla nostrana Maria Pia De Vito a Murphy, Harris e Bob Stoloff. Marcella Carboni è invece una rara quanto unica arpista jazz che, dopo gli studi classici comunemente legati a questo strumento, si è impegnata per trovarne uno sviluppo compositivo e interpretativo. La sua è esplorazione mista a meraviglia che in questo disco dimostra, con sorpresa per l’ascoltatore, quanto l’arpa abbia numerosissime possibilità espressive e diversità di generi e di suoni. In grado così di spaziare dal jazz, al pop, al soul, alla musica elettronica, il risultato non è quello di un “adattamento” dello strumento ai generi, ma l’arpa ne esce perfettamente calzante e quasi, come nella bossanova, valorizzante.
Il disco per l’appunto si apre con “Choro pro Zé” di Guinga: l’interpretazione sensuale dell’Antonini va a braccetto con le corpose risonanze dello strumento, il quale riempie più della chitarra cui siamo abituati, impreziosendo questo come gli altri brani di tocchi quasi magici, orientali o fiabeschi.
Quest’ultimo tipo di atmosfera è evocata dal brano “Circe” con il suo incipit che risulta, grazie all’uso degli effetti, magico e misterioso: un basso-arpa costante in sottofondo segna la strada ad una “maga” che canta accostandosi allo strumento il quale talvolta si distacca come una farfalla che spicca il volo colorando lo spazio circostante.
“From a dream” è invece un inciso di poco più di un minuto in omaggio al grande chitarrista Towner. Antonini e Carboni in questa allegra e classicheggiante composizione si trasformano entrambe in una chitarra come se fossero un unico strumento
Con “Lazy afternoon” si scopre l’anima jazzistica del duo. Un inizio etereo, dai tempi dilatati che rendono l’idea del “Lazy afternoon”, lasciano spazio a un walking bass che segna un tempo più calzante sul quale prende il via l’improvvisazione effettata della vocalist, per poi tornare al tempo “lazy”.
“Cerco il mare” è invece un brano dell’Antonini, già presente nel disco “Un minuto dopo” per il quale la cantante e compositrice ha musicato il testo scritto da Marina Tiezzi: musica e parole vanno perfettamente insieme, quasi una metafora dell’aria, di ciò che sta in alto e vola, o viene trasportato dalle onde del mare. Anche la traccia “Parole e ali incerte” è una composizione della cantante che questa volta si è cimentata in un testo di Paola Massero- autrice anche di “On the rope- : voce angelica e delicata in un brano anch’esso dalle tinte eteree.
Un altro omaggio alla bossanova è “Luiza”, musica di Jobim, e non poteva essere altrimenti data la resa così piacevole del duo su questo genere, forse il più calzante alla formazione.
Si passa poi a un brano ancora ricco di elettronica, linea di basso ben presente e un’improvvisazione dell’Antonini dal groove spiccato e dall’intenzione blue: è “Tutu (Resurrection Blues)” di C. Wilson e M. Miller. Ottima la riuscita anche del classico “Summer Samba (So Nice)” in questa versione così dolce e morbida.
Infine “Sea Lady”: anche se inevitabilmente più essenziale rispetto all’originale, l’Antonini mantiene l’intenzione di Norma Winstone nella sua interpretazione tesa a sottolineare il senso delle parole.
Il disco, registrato e mixato da Stefano Amerio presso l’ArteSuono Recording Studio di Cavalicchio (Udine) tra fine maggio e primi di giugno 2011, è stato presentato ufficialmente all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 6 ottobre. Prodotto da Sergio Cossu e distribuito dall’EGEA è anche acquistabile su iTunes. Sul sito della cantante , www.elisabettaantonini.com , sarà possibile venire a conoscenza delle date di promozione del lavoro.
Chiara Padellaro
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