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Barber Mouse, Heretic Monk, Auand 2022

Monk l’Eretico: giusto, giustissimo.

La figura di Monk è di gigantesca importanza nella storia del jazz, la sua discografia è talmente decisiva per gli sviluppi futuri delle blue notes da rendere quasi impossibile scegliere un titolo piuttosto che un altro, un disco invece di una performance dal vivo.

Non possono mancare incisioni di Monk nel nostro scaffale, soprattutto quelle tra il 1947 ed l 1955, album che hanno fornito miriadi di spunti a tanti musicisti: fra essi i tre del Barber Mouse in Heretic Monk da poco edito dall’Auand, etichetta molto attenta alle nuove sonorità, ai progressi del jazz e soprattutto di quella sperimentazione che indubbiamente caratterizza questo disco dedicato all’innovativo Thelonious che (va detto)non perse mai i legami con la grande tradizione americana del ragtime, del blues e dello stride, filtrati da un’alchimia emotiva assolutamente personale, inconfondibile, priva di qualunque preoccupazione per il cosiddetto “bel suono” ed il virtuosismo novecentista.

Quei temi obliqui, dissonanti, hanno ancor oggi la forza di un pugno allo stomaco, e giungono, come il trio ben dimostra, come se fossero stati scritti oggi in una tempesta lirica accuratissima e indiscutibile dal profilo logico, calibrata secondo un confine visionario maturo e perfettamente delineato.

Le miscele armoniche di Fabrizio Rat articolano pentagrammi storici (Epistrophy, Monk’s Dream, Ugly Beauty) nella capacità di costruire un forte interplay con il coinvolgente contrabbasso di Stefano Risso e l’estetismo jazzistico di Mattia Barbieri alla batteria, nel bel mezzo del rumorismo tipico del pianista/compositore americano, personalità fortissima che sembra più che giusto ricordare quale Maestro di innovazione, di magnifiche asprezze di sovrapposizioni armoniche spesso ai confini con la tonalità  e con andamenti melodici imprevedibili.

Molto bravi i tre a rileggere lo stravolgimento teoretico del geniale Monk, inserendo con intelligente finezza il crepuscolarismo di Irving Berlin (All Alone) tra riflessioni  e limature “strane”, spontanee, tormentate, alterate, astratte e sempre molto “particolari”.

Fabrizio Ciccarelli      

Fabrizio Rat, prepared Piano

Stefano Risso, prepared Bouble Bass

Mattia Barbieri, Drums, Objects

 

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