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Antonio Artese Trio, Two Worlds, Abeat 2022

Non è semplice orientarsi tra le miriadi di incisioni per Piano Trio, considerando anche le figure che rientrano nella categoria del Cool o della Classica contemporanea, artisti non facilmente tracciabili nella loro curiosità intellettuale, pronti a lanciarsi in singolari avventure musicali: da ciò si può intuire come non sia agevole segnalare percorsi musicali nei quali la tensione espressiva riesca a fondere composizione ed improvvisazione.

Antonio Artese, pianista di solida cultura classica e attento ad un jazz ispirato alle risonanze di Keith Jarrett e Paul Bley: elemento strutturale della propria musica il lirismo assorto tardonovecentesco, la riflessione intorno ad evoluzioni armoniche che riportano alle pagine di Bill Evans nell’intenzione di condurre a climi di standard, ad una torre eburnea che spazia tra un intimo crepuscolarismo e l’essenzialità di un mondo imprevedibile e levigato dai decorativi pensosi e dai colori autobiografici di una personalità portata all’autoriflessione e ad una polvere swing chiaroscurale di un vento nordeuropeo tanto teso quanto vitale.

In sintonia con le forme aperte del contrabbasso di Stefano Battaglia e con il drumming creativo di Alessandro Marzi, veri talenti del jazz italiano, il pianista molisano si riconosce in Cantabili e Vertigini esistenziali quali l’intensa e bellissima Two Worlds, solare luminosità “classica” interposta al sentimento di Voyage e al brunore di Lila, inevitabilmente frammentata nella suggestione mediterranea e contemporaneista delle varianti armoniche di Un bel dì  (“Madama Butterfly” di Giacomo Puccini) segrete e spirituali in un originale Acid metropolitano fra tratti notturni riposti e intus della parte più interna del Sé.

Qualcuno ha forse già detto che l’album Two Worlds  è la Summa di un Artista che sa perfettamente suonare Se Stesso: concordiamo e consigliamo l’ascolto di questa performance dal respiro ampio, melodico, raffinato e, a ben sentire, esistenzialista tanto nei pentagrammi che nelle improvvisazioni. Resta da chiederci quali siano i “due mondi” cui l’Artese alluda: da parte mia posso dire d’essermene fatta un’idea (magari solo una suggestione) ma non chiedetemi quale, perché è giusto che il Mistero di questo Profondo (più dionisiaco che apollineo) lo risolva motu proprio ognuno che ascolta.  

Fabrizio Ciccarelli

Antonio Artese (piano) Stefano Battaglia (contrabbasso) e Alessandro Marzi (batteria)   

 

01  TWO WORLDS           6.18

 

02  JULITA                      3.30

 

03  PRELUDE                  4.30

 

04  HYMN                       4.10

 

05  LILA                           5.55

 

06  ICARUS                     6.18

 

07  NIENTE                     3.00

 

08  UN BEL DÌ                4.59

 

09  VOYAGE                   5.40

# da ascoltare in : https://open.spotify.com/album/4AJpjDqez6vVf8oOiktXi2

 

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