
VERONA: AIDA(E SOFIA).
L'Aida del 2023 dall'Arena di Verona è stata trasmessa da Rai 1 il 16 giugno 2023, in occasione dell'apertura del 100° Arena di Verona Opera Festival, con la conduzione di Milly Carlucci e la partecipazione di Alberto Angela e Luca Zingaretti. Lo spettacolo è stato trasmesso in mondovisione su Rai 1 e ha visto la regia di Stefano Poda e la protagonista Anna Netrebko. La performance è stata riproposta anche su Rai 5 il 23 agosto 2024.
Dal momento che sono ancora in corso le repliche dell’allestimento con la regia di Stefano Poda, che rappresentava l’inaugurazione 2023, abbiamo di fatto assistito alla replica dello spettacolo di 2 anni fa, di cui non avevo parlato.
Una regia certamente originale e atipica, con colori decisi e violentemente contrastati, pur se a maggioranza freddi e candidi. Una grande mano di struttura mobile che è come se, di fatto, osservasse e pilotasse la vicenda. Costumi di effetto, anche molto elaborati, in tinte dominate tra bianco e nero.
Insomma, vedo un pensiero guida, personalmente. Bandito ogni esotismo Faraonico Imperiale e le lussureggianti cromie, ad esempio, dell’allestimento scaligero di Zeffirelli, nulla togliendo alla solenne monumentalità dell’apparato, esso viene riproposto come “congelato”, indurito, tramite la scarna tavolozza cromatica, e anche come messaggio mediatico, incrudelito.
Merita di essere visto questo allestimento perché non passa certo indifferente. Non vuole affatto navigare nel luogo comune tradizionale: ma rifiuta anche, radicalmente, le regie ideologiche politicizzanti - ad esempio, sempre a Milano, Ronconi (con Maazel, Pavarotti e Chiara) anni Ottanta. Purtroppo, a così stimolanti premesse, spesso, si resta a mezza strada: e le stimolanti premesse abortiscono. Parlo, ovviamente, della parte strettamente musicale.
La direzione di Armiliato è concreta, competente e affidabile. Ma le suggestioni timbriche e quelle soprattutto espressive verdiane sono, nei fatti, scavalcate (se preferite ignorate) per questa scelta di “asciuttezza alternativa” del testo melodico. Se volete, per altra strada, e certamente in tutt’altri tempi, un po’ quella superefficienza sclerotizzata che si vede nei nastri NBC della esecuzione di Toscanini 1946.
L’assoluto rigore toscaniniano del Toscanini ottantenne è davvero il parametro di riferimento della complicatissima orchestrazione di Aida? Io ne dubito, molto.
Restano i cantanti: lo dico subito, non sono mai stato un fan della Netrebko, neanche venti anni fa. Riconosco uno strumento generoso anche dopo oltre venti anni di carriera; alcuni acuti in Piano sono fluidi e attraenti. È il fraseggio ad avere pochi colori. Che sia Leonora in “Forza del Destino”, o “Trovatore”, che sia Violetta in “Traviata”, o Elisabetta di Valois in “Don Carlo”, io vedo poche variabili, mentre Verdi differenzia moltissimo i suoi personaggi: al solito, vedi Armiliato, affidabile ma “generosamente generica”.
Il compagno nella vita, il tenore Eyvazov, ancorché dotato di un bello squillo e una voce penetrante, trasmette una sensazione, anche qui, algida, avarissima di calore e abbandono. La buona, pur ottima “scuola vocale”, in senso tecnico, certamente è un serio punto di partenza: ma, con la musica del “Cigno di Busseto”, sono richieste molte altre capacità e doti. La pura professionalità è comunque salva.
Non lo è, purtroppo né con la Amneris della Petrova, né con l’Amonasro di Brudenko.
La linea di canto del mezzosoprano è molto frastagliata. E debole nella ottava grave, dove si odono suoni poco sostenuti e accenti anche poco nobili, diciamo così, per una principessa di sangue reale. Posso intravedere un dato temperamentale di fondo giusto: ma il Melodramma si fa sopra a tutto con la voce.
Situazione simile, al maschile, per Brudenko. Un Amonasro quasi sempre torvo, nero e brutale; una scuola di canto ed emissione discutibile, quasi del tutto refrattaria ai Piano e Pianissimo. Resta una platealità di superficie, che almeno tiene in piedi il personaggio.
E’ vero che il basso coreano Lim ha imparato quantomeno un buon italiano, e che l’ emissione è sostanzialmente corretta. Per ora, anche qui, di calore/colore verdiano ne sento poco. Ma diciamo così. Ci sono buone premesse.
A mio gusto personale, il “Re” della festa è il maturo Pertusi. Non solo perché possiede il “Phisique du Role” per questo gigante che canta poco (ma che sempre gigante resta) Ramfis. Ma perché si riesce ancora a udire nel suo canto, italianissimo per fortuna, la morbidezza, la solennità mista al sussurro spietato che è il puro DNA del demiurgo della Religione Politeista.
Tutto è centrato e giusto: certo, parliamo di un umano, e gli anni un po’ si fanno sentire. Diremo allora “Il Re “maturo” della Festa”! Molto buona la prestazione del coro, come della parte danzante.
Chiudo con un aggancio per nulla audace ma certamente, almeno per la maggior parte dei lettori, inedito: o sepolto nella memoria, antica.
1952/53. Tra i primissimi film a colori “Made in Italy” (forse per emulare i colori allora sgargianti di “Quo Vadis” 1950/51?) “Aida”. Proprio lui, Verdi, sia pure con un po’ di ritardo sui 50 anni dalla morte. Ovviamente in versione accorciata, circa 100 minuti.
Sofia Loren, allora Lazzaro, presta la sua silouette, allora neanche ventenne, all’ eroina verdiana, doppiata nell’audio da una Renata Tebaldi in stato di grazia, non ancora trentenne.
La fusione della “abbronzata” meravigliosa Sofia, mescolata con la purissima “voce d’angelo”, di Renata Tebaldi, ancora lascia il segno. Per carità di patria evito i confronti! Oltre a sentire una Aida vocalmente sublime, ci sta un giovane Campora come Radames, non travolgente, ma elegante e di bella scuola. E, ancorché matura, una Ebe Stignani, ancora capace di momenti intensi e coinvolgenti. Efficacissimo teatralmente, ma già messo un po' male l’Amonasro di Gino Bechi, comunque vibrante.
Primo ruolo da protagonista (ancorché muta, data la particolare situazione), per la giovanissima Sofia, che conoscerà di li a poco Carlo Ponti. Presente a questa prima. Sempre con la sua figura imponente, e circondata dall’affetto del pubblico.
Sofia/Aida. Allora una scommessa, nel complesso riuscita. Chissà quanto ci sta nella vicenda di Aida, che si proietta nella vita di Sofia? Una bella intervista? “A cuore aperto”?
Domenico Maria Morace