
TOSCA: TRA AMORE E ODIO
Teatro dell’Opera di Roma, 1.11.2025
Riproposta nel (restaurato) allestimento di 125 anni fa, la Tosca di Giacomo Puccini ha avuto oltre mezzo milione di ascolti, con uno share quasi al 3.5%; il che indica che certi titoli e realizzazioni di livello elevato rendono ancora vivo e seguito il Grande Melodramma.
Certo, i costumi “iperclassici”, ripresi dall’allestimento originale, appunto dell’anno 1900, hanno sempre il loro fascino. Ma, mi si consenta, la bella sorpresa è arrivata all’ultimo momento quando, a sostituire l’indisposto Daniel Oren in uno dei titoli a lui più congeniali, si è presentato il giovane maestro Antonino Fogliani, che ha esibito notevole padronanza e capacità narrativa.
Ovviamente, l’orchestra era già stata preparata dall’espertissimo direttore, ancora presente sul cartellone e nel filmato poi riversato su Raiplay. Resta comunque una bella promessa, vedremo.
Eleonora Buratto è stata una Tosca piena di buone intenzioni, in buona parte felicemente realizzate, soprattutto nei momenti a evidente connotazione lirica e nostalgica. Nel timbro in sè bello e caldo ci vedo più di una suggestione tebaldiana. E, forse per questo, nei momenti di tensione e, diciamolo pure, di dramma perverso (nonostante la buona volontà), il delirio disperato e quasi orrorifico latita alquanto; comunque indiscutibile professionalità, ravvivata da molto impegno.
Note meno appaganti per il Cavaradossi di Jonatan Tetelman: premesso che, almeno in Italia, quando ti presenti con un registro acuto ben vigoroso e squillante, novantacinque, se non novantotto ascoltatori su cento, ti hanno già accettato e promosso come grande Cavaradossi; mi permetto di dire che in questo ruolo certo il compositore impone certo acuti vigorosi e squillanti, e a tratti anche accenti retorici “da tribuno”.
Ma tanti sono i passi in cui è richiesta soavità, calore, sensualità, candore; di questa natura amorosa fresca e giovanile, ne ho sentita poca, giusto occasionalmente. Forse meglio sarebbe tentare altri ruoli (Calaf in Turandot?).
Luca Salsi certo è oramai uno Scarpia collaudato e accattivante: bel timbro ancora sano e caloroso, e buon interprete. Ma, siccome Puccini è sempre, in tutto e per tutto, ferocemente esigente con i suoi personaggi, allo Scarpia aristocratico, signore e seduttore, mescola il sadismo, la perfidia, la compiaciuta crudeltà, al punto che, riflettendoci sopra, a fine opera il vincitore è lui con il suo istinto dongiovannesco, perfettamente amorale e diabolico. Come nel caso della Buratto, Salsi si impegna, appunto nell’ “Animus Pravus” di Scarpia. Ma non lo possiede: stessa conclusione del soprano: indiscutibile professionalità, ravvivata da sincero impegno e, aggiungo, cordialità umana.
Mi si chiede quale/i la/le migliore/i “Tosca” in Audio e Video. Premesso che la versione perfetta, come per tutti i capolavori, non esiste, se si è attratti dalla dominante drammatica, in cd svetta la versione mono 1953 Callas-Di Stefano-Gobbi- De Sabata, che deve combattere con un meraviglioso live del Metropolitan 1956 Tebaldi-Tucker-Warren e quell’indimenticabile genio di Dimitri Mitropoulos. “Duello tra titani”. Come si dice: 1-1, palla al centro.
Se Puccini è però anche sensualità, seduzione, magia e lirismo, abbiamo gli stupendi nastri 1962 Stereo Rca/Decca Price/Di Stefano/Taddei e i suoni immortali di Karajan e di una Filarmonica di Vienna, inebrianti entrambi. Scelta affine, ma un gradino sotto, sempre molto bella, la edizione Rca 1973 Price/Domingo/Milnes e Zubin Mehta. Diciamo che “si cade in piedi”!
Poi c’è una doppia realizzazione di Giuseppe Sinopoli: in cd 1985 Freni-Domingo-Ramey. Molto “psicotica”, drammatica e penetrantemente soffocante. Un Puccini certo scarnificato, ma con un risultato finale potentemente originale.
Per me, in video, torniamo a Sinopoli, Metropolitan 1985:Behrens-Domingo-Mc Neil, il soprano si impegna, ma è molto difficile che una grandissima Salome, Elektra, Senta, e soprattutto Brunnhilde e Isotta (vedi Nilsson) riesca a essere una autentica Tosca. Come la Nilsson, ”cade in piedi” perché se hai, interpretativamente, “il turbo”, il segno lo lasci comunque. Domingo e Cavaradossi sono un tutt’uno. Ma le espressioni e gli accenti del pur maturo Mc Neil ce li ho ancora davanti...no words!!! Super!!!
Volendo “ripiegare” su qualcosa di meno rovente a livello interpretativo c’è sempre il bel video, girato nel 1975 a Roma, con la ottima direzione di Bartoletti (livello Mehta), una Kabaivanska nel pieno dei mezzi, empatica e avvincente; Domingo, ancora più caldo e sensuale; Sherrill Milnes, signore e sottilmente perfido, ma un po’ frigidino (gli accadeva spesso). Alcuni cantanti stranieri riescono a “comprendere bene”, a fondo, la nostra lingua. Ma diciamo che sono pochi. La maggioranza, si limita al testo della composizione e a una correttezza di base.
Da qui la frequente sensazione, in tutti i registri, di buoni/ottimi professionisti, ma che non lasciano il segno. A meno che non abbiano direttori geniali, ispirati, creativi e fantasiosi che li scaldano...una volta qualcuno ci stava!!!
Domenico Maria Morace.