
TRA DUE FUOCHI.
Giovanni Bietti. “Dentro la Musica: Beethoven Sinfonia N. 6 ‘Pastorale’ , Carocci Quality Paperbacks Collana 2026, 13 euro
E’ stato da poco dato alle stampe il lavoro di Giovanni Bietti dedicato alla Pastorale di Beethoven. Breve sintesi storica: certamente dal 7 Aprile 1787 Beethoven non ancora 17enne è a Vienna, con l’ambizioso sogno di incontrare e presentarsi nientemeno che ai due massimi compositori del tempo, Haydn e Mozart. Resta a Vienna(e dintorni) per circa 3 mesi; ma è costretto a ripartire essendo la madre morente, a Bonn.
Risulta un secondo viaggio 3 anni dopo, 1790, fondamentalmente con lo stesso obbiettivo, ma con in più delle lettere di Mozart per presentarsi nientemeno all’ Imperatore Giuseppe Secondo di Asburgo, fratello di Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI di Francia.
Pare che sia Mozart che l’Imperatore rimanessero ammirati dal talento del giovanissimo tedesco, e si dice che lo stesso Amadeus, dopo una audizione, abbia detto qualcosa del tipo: “teniamolo d’occhio, farà molto parlare di se”.
Purtroppo nel 1791 il genio di Salisburgo muore, seguito a distanza dal grande Franz Joseph Haydn.
Beethoven si stabilisce definitivamente a Vienna dal 1792 in varie case, più o meno adeguate, in misura delle sue variabilissime condizioni economiche.
1804: Napoleone Bonaparte diviene Imperatore, alla sola presenza di Pio VI Braschi, autoincoronandosi. E l’Anno dopo, 1805, stringe d’assedio, vincendo, Vienna, occupata dai francesi.
Sono proprio gli anni in cui, solo per puro esempio, Beethoven sforna tre capolavori sinfonici assoluti, il Quarto Concerto per piano op. 58, la “Sinfonia N. 5 op. 67” e la “Sinfonia N.6 op. 68” conosciuta universalmente come “Pastorale”.
In un megaconcerto di 4 ore lo stesso compositore presenta alla buona società viennese, fine 1808, questi tre capolavori, e altre “minori”(!!!) perle. Siamo nel pieno del cosiddetto “Decennio Eroico”, che ovviamente prende le mosse dalla Sinfonia N. 3 op. 55 , originariamente dedicata proprio a Napoleone, e continua con una ubriacatura di meraviglie.
Proprio nel mentre la sordità assestava colpi sempre più tremendi, divenendo tortura stabile e definitiva, secondo alcuni dal 1812, per 15 anni, secondo altri dal 1815, per 12 anni.
Eppure proprio questo infame e crudele tormento, per reazione uguale e contraria, genera, in un carattere particolarmente ambizioso e perseverante, lo stimolo a generare nuovi “paesaggi musicali” della mente, sempre diversi: siano Sonate, Trii, Quartetti, opere religiose corali, teatrali, fino ai Concerti e alle Sinfonie.
E torniamo ancora a Vienna: 1809, Secondo Assedio Francese, molto più crudele e spietato. Le Coalizioni in serie non riescono ancora a piegare in alcun modo il genio militare del condottiero corso. Ma le assordanti cannonate straziano davvero il musicista, che cerca rifugio in cantina, fasciandosi la testa con i cuscini, tentando di attutire i fischi assordanti.
La situazione, già grave nel 1805, ora diviene gravissima, e i momenti di tregua dal dolore molto ridotti. Inoltre i francesi occupanti, che nel 1805 erano sopportati con dignità e tolleranza, ora sono davvero odiati.
Ed eccoci alla musica; tanto l’ impronta del genio beethoveniano della Sinfonia del Destino, la Quinta, evoca il foscoliano “Spirto guerrier ch’entro mi rugge” nella dimensione titanica della battaglia contro il Male e la finale vittoria della Volontà creativa, quanto con il lavoro successivo l’autore sprofonda negli incanti della Natura, ma per trovare non il paesaggio ameno quanto piuttosto il balsamo per l’anima, appunto, come avrebbe detto Leopardi, contro “Il Secolo Superbo e Sciocco” e lo stress devastante dell’era napoleonica.
L’Ultimo Movimento dell’ op. 68 potrebbe sembrare il ritorno del sereno dopo lo schianto del Temporale (ancora i “Canti” leopardiani o la luce armonica delle “Grazie” foscoliane). In verità, se ci sta riappacificazione, essa è proiettata più sulla dimensione corale e sociale, come l’ esultanza generale dopo la liberazione di Florestano in “Fidelio”, un pre-assaggio dell’ Ode alla Gioia da Schiller nella Nona Sinfonia.
Bietti elenca una serie di registrazioni indispensabili per le diverse angolazioni del capolavoro, come, appunto, in tutti i capolavori, che sono tali, appunto, a 360 gradi.
Di mio provo a sintetizzare: per cominciare, senza sbagliare e iniziare ad altissimo livello, nel contemporaneo, io dico di scaricare da Youtube Daniele Gatti con il Conservatorio di Parigi, Christoph Von Dohnanyi con la Israel Philharmonic, e Daniel Baremboim con la Staatskapelle di Berlino. Andando a ritroso, fine 900, su tutti Klaus Tennstedt con la London Philharmonic e l’ultimo Karajan Live Tokio 1981 Berliner Philharmoniker, una specie di testamento. Tra gli anni 60 e 70 brilla la splendida incisione Decca Filarmonica di Vienna con Hans Schmidt Issersdest, un intenso Klemperer con i Berliner del 64, e i quasi contemporanei nastri con il Concertgebow di Amsterdam di Sawallisch e Jochum. Fine anni 50 primissimi stereo, stupenda esecuzione di Cluytens, sempre Berliner, affiancata e forse superata da RCA/Decca Pierre Monteaux Filarmonica di Vienna. E sempre con Vienna, un nastro di una rarità inaudita, Karajan, Tournèe a Tokio 1959, di una bellezza folle.
Chiudo, a ritroso con l’ epoca Mono, chiamatela se volete “Archeomusica”, con i lasciti immortali di Furtwaengler (Vienna 1943- Berlino 1954), l’originalissimo Clemens Krauss (Vienna 1952), la sublime accoppiata di Erich Kleiber (Concertgebow 1953 Decca e Radio Colonia 1955) e, in piena guerra, sotto le bombe, Berliner Carl Schuricht, per la verità con dei Berliner stupendi e diversi, che guardano ai Wiener.
Forse avete capito quale è la mia orchestra preferita, per questo capolavoro?
TRA DUE FUOCHI. Una selezione interpretativa.
Intanto le parole dell’Autore, su questa musica apparentemente “a programma”.
“Dio onnipotente, nella foresta! Io sono beato e felice nella foresta. Ogni albero mi parla di te: Quale splendore Signore! In queste valli, in queste altezze è la pace, la pace che occorre per servirti.” “Nessuno può amare la Natura quanto me. I miei dolori alle orecchie lì non mi tormentano”. ”Nei boschi ci sta l’Incanto che esprime il Tutto”.
Primo Tempo (Allegro non troppo) “Risveglio dei sentimenti all’arrivo in Campagna”.
Secondo Tempo (Andante molto mosso) “Scena presso il ruscello”.
Terzo Tempo (Allegro)”Festosa riunione di Contadini”.
Quarto Tempo (Allegro) “Temporale”.
Quinto tempo (Allegretto) “Sentimenti di Gioia e Ringraziamento dopo il Temporale”.
Per ciò che attiene ai singoli movimenti il compositore indica più che altro i variabili ritmi e le variabili dinamiche sonore, confidando che sul podio non vi sia un mero e fiscale esecutore (in senso dispregiativo, si direbbe “battisolfa”), per quanto attento e accurato, quanto, piuttosto, una persona che legga e interpreti appieno la “atmosfera” che indicano le parole del testo: non le indicazioni dinamiche.
Quindi, se deve essere interpretazione, pur diversificata, sia interpretazione.
Tra le registrazioni in Studio, come Lp o Cd, che si ritrovano su internet, ovviamente partiamo da quella che moltissimi critici definirono la “Sirena Von Karajan”: non sono certo che questa fosse la sua sinfonia preferita. Ma è certo che tra i primissimi Lp mono Philharmonia a Londra 1953, il 45enne maestro già si impone alla attenzione internazionale: i nastri HMV (His Master Voice) hanno un suono un po’ asciutto, ma già ci sta una energia trascinante. Le cose sono tecnicamente migliorate molto con i leggendari lp stereo 1962/3 Deutsche Grammophone, Berliner Philharmoniker.
Per chi ama i classici della tecnologia questa è un must.
Ma il punto è che la grande rivale, Decca Londinese, già negli Lp Mono LXT Full Frequency Range Recording propone, stesso anno, 1953 Erich Kleiber con la splendida Orchestra del Concertgebow di Amsterdam, in una certamente splendida esecuzione, e interpretazione più viva e luminosa, dal suono molto più fresco ed elastico.
A fine anni 50, già anticipata da RCA in USA, arriva la Stereofonia in Europa. E abbiamo la intensa e lirica lettura di Andrè Cluytens, sempre con i Berliner, per HMV. RCA risponde con i Wiener Philharmonker in stato di grazia con Pierre Monteaux (altro caposaldo per luminosità e timbrica ammaliante). E Decca (FFSS- Full Frequency Stereophonic Sound) ci aggiunge la incomparabile fluidità ed eleganza di Ernest Ansermet e la OSR (Orchestre de la Suisse Romande), la sua “creatura”. Non paga, la HMV, sempre con la Philharmonia, impone la lettura intensa, solenne e austera di Otto Klemperer.
Passa un decennio, scarso, seconda metà anni Sessanta, anni in cui gli stereo RCA, e più ancora Decca, fanno davvero testo: ed ecco un maestro, pochissimo conosciuto in Italia (non stupisce!), Hans Schmidt Issersdest, che con la prodigiosa Filarmonica di Vienna lascia una Pastorale di livello quasi assoluto come interpretazione e timbrica abbacinante. La Columbia Americana propone il 50enne Bernstein con la New York Philharmonic in una versione che risente di certe suggestioni da “Nuovo Mondo”, e vagamente alla John Ford e Howard Hawks, ma di un intimo candore davvero amabile.
Torniamo in Europa, ad Amsterdam: con la stupenda compagine del Concertgebow abbiamo, fine anni 60, ottimo suono per Philips, sia il miglior Sawallisch, ancora palpitante e appassionato, che il più intenso e misticheggiante Eugen Jochum. Bellissima accoppiata.
Di cose davvero significative e nuove gli anni Settanta ne producono poche, a parte le sempre interessanti riproposte di Von Karajan e Bernstein, sotto la imperante Deutsche Grammophone. Comunque a un livello notevole la ottima edizione di Rafael Kubelik con il Conservatorio di Parigi.
Con gli anni Ottanta altra lettura maiuscola: London Philharmonic, Klaus Tennstedt (altro nome che da noi praticamente è stato sempre ignorato...troppo sensitivo, profondo, introverso...troppo poco, anzi, per niente, “personaggio”!). Certo, echi decadenti, un po’ di Bruckner e Mahler tra le note, ma intensità, e commozione, a fiumi. Merita anche di essere ascoltato Muti con la Philhadelphia, molto affidabile e solido, bella orchestra: interpretazione corretta ma “prevedibile”.
Anno 2.000, Staatskapelle di Berlino (qualcuno credeva la sorellina dei Berliner...alla faccia!). Per Teldec (Telefunken/Decca tedesca), Daniel Baremboim. Sembra di tornare al primo dopoguerra, 1946/1951, e a certe atmosfere incandescenti furtwangleriane, mediate da un bravissimo direttore che mescola “echi storici” a nitore contemporaneo. Lasciando il segno.
E poi ci sta il “Cosmo Live”, riversato oggi, e ripulito, al meglio possibile.
Nel ricchissimo forziere di Youtube posso citare a Vienna 1943 un Furtwangler intensissimo e dolente. E nello stesso 1943 a Berlino un Carl Schuricht che cerca di illuminare l’uditorio, a dispetto delle bombe. Temperature interpretative irraggiungibili.
A Vienna ancora, 1952, una spiazzante lettura “analitica” e seducentissima al contempo, di Clemens Krauss, che lascia il pubblico spiazzato. A Colonia, Orchestra WDR (West Deutsche Rudfunk) 1955, Erich Kleiber consegna la sua Pastorale, ancora più soave e trasognata.
Vogliamo parlare del “miracolo Tokio” Atto Primo, 1959 Karajan Wiener Philharmoniker? Suoni sublimi e stato di ebrezza. Siderale! E Atto Secondo, 1981 Berliner Philharmoniker, tono più amaro e asciutto, una sorta di testamento (gli strazi e le cure per la spina dorsale e il busto comprimente, dal 1978).
Avvicinandosi, XXI secolo, “contemporanei”. Sensibilissimo e intenso, Daniele Gatti, ORF Orchestre National de Radio France. Parimenti, ma di taglio più luminoso Maris Janssons, Orchestra della Radio Bavarese. E una felicissima lettura, stringata ma coinvolgente di Christoph von Dohnanyi e la eccellente Israel Philharmonic. Molto comodo, solido e affidabile Christia Thielemann con i soliti stupendi Wiener Philharmoniker, pur latitando la “zampata” della grande interpretazione.
Sono sicuro di aver scordato altre importanti realizzazioni. Come diceva, secondo Giusti, “quel tal Sandro, autor d’un romanzetto, dove si parla di Promessi Sposi”: se ciò è stato, “non s’è fatto apposta”.
Domenico Maria Morace.