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I filosofi e la musica: Tommaso Campanella

Solmusic

Che la musica sia un rituale fondamentale non solo delle civiltà realizzate ma anche di quelle sognate e immaginate, lo dimostra la più famosa delle utopie: La Città del Sole di Tommaso Campanella.

 

L’uomo riesce a immaginare un mondo senza proprietà e senza chiese, senza leggi e senza scuole, ma mai senza le arti o la musica. Questa arte lo segue quando, insoddisfatto del presente, si mette in cammino dal paese di Topia a quello di Utopia, mentre non se ne trova traccia nel paese di Distopia dove la bellezza, ripudiata apriori, non potrà salvare un mondo che è già dannato da sempre.

In Utopia il male non c’è, se c’è non sembra il male, oppure  è ridotto a elemento residuale dell’esperienza umana, mentre il bene è esaltato, cercato e desiderato. E tra le cose buone e belle c’è la musica con la sua funzione educativa, che non può essere delegata ad altri saperi, con la sua funzione metafisica, che consiste nell’elevare lo spirito verso l’alto e verso la luce, e con la sua funzione fondativa, che ne fa il simbolo dei giorni di festa e di gioia, in cui si celebra la nascita e l’identità di un popolo. Nella musica un popolo si riconosce e, se mai se ne fosse dimenticato, riprende coscienza di sé. La musica suona la carica della sua comparsa e della sua storia e illumina entrambe.

Campanella scrive che i Solari fanno feste soprattutto “nelli giorni che fondaro la città … con musica di voci femmine e con trombe e tamburi ed artiglierie” (La città del sole, Newton Compton, 1995, p.51).

Anche le artiglierie, più che fare guerra, fanno musica per onorare le realtà eterne e spirituali come il Sole, l’anima e la vita.

 

Stefano Cazzato

 

 

 

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