guy debord:un altro sono-i filosofi e la musica di stefano cazzato

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Guy Debord: un altro sono

I filosofi e la musica di Stefano Cazzato

Tutti gli anarchici e i sovversivi del pensiero, i marginali e gli sconfinanti, gli eretici e i provocatori, i flaneur e gli apoti, in una sola parola i libertari, gli devono molto. 

Guy Debord, surrealista, nietzschiano, situazionista, dadà, ha lasciato la sua traccia, a partire dagli anni Sessanta, in tutte le estetiche radicali, nelle avanguardie, nelle sperimentazioni, nei movimenti di svolta che si sono avvicendati nella cultura e nell’arte. Là dove si deborda, si passa il confine, si fa il passo più lungo della gamba e della morale e del sentire comune, noi non lo sappiamo, ma là, proprio là, in quei passaggi, in quegli interstizi, in quelle nicchie, c’è la mano di Debord, l’intellettuale che forse, più di ogni altro, ha portato all’estremo lo schema marxista dello smascheramento ideologico denunciando le forme esplicite e implicite del controllo di massa messe in piedi dalla “società dello spettacolo” (questo il titolo del suo splendido libro uscito nel 1967 e destinato a rivoluzionare il mondo delle parole, delle immagini e dei suoni). Qui, in questa società, “gli uomini non trovano quello che desiderano ma desiderano quello che trovano”. 

Contro la falsa razionalizzazione della realtà, la normalità elevata a sistema dal potere, l’omologazione del piacere, la merce del bello fabbricata dal neocapitalismo ad uso e consumo delle folle, ecco farsi avanti lo sguardo sghembo di Debord, l’altro punto di vista: distacco più critica più visione. Ecco il pop e il punk, secondo alcuni, tanto per stare alla musica, ecco la canzone (ne scrisse alcune) che diventa spiazzante e cerca il senso fuori dal senso: un altro suono, un altro sono.

Stefano Cazzato 

NDR

Tra le canzoni di Guy Debord ricordiamo “La java des bons enfants”, in memoria del giovane anarchico Émile Henry ghigliottinato il 27 maggio 1894, e “Chant des journées de mai”, testo scritto sulla musica di un canto della guerra civile spagnola: “El Ejército del Ebro”. Sono contenute nella raccolta ‘Pour en finir avec le travail - Chansons du prolétariat révolutionnaire’ prodotto da Jacques Le Glou nel 1974 per Editions Musicales du Grand Soir/RCA, riedita in CD dall’EPM nel 1998.

 

 

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