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Stefano Bagnoli

Rimbaud

Tuk Music 2017

 

« Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi. »

Arthur Rimbaud, genio maledetto, visionario ispiratore di tanta poesia del Novecento, enfant prodige cui dobbiamo la definizione di una corrente letteraria (e non solo) che ha dato l’avvio al Sogno più inconcreto che la Storia delle Arti ricordi, accolto e riletto da Jackson Pollock, Charlie Mingus, Igor Stravinskij, Bruno Maderna, Pablo Picasso, Giorgio De Chirico, Giuseppe Ungaretti, Thelonious Monk, Jim Morrison , Nirvana…

Arthur Rimbaud un punto d’avvio contraddittorio per la contraddittorietà del mondo moderno, maestro delle possibilità irreali, sciamano della Parola non detta, cantore della Fine e ispiratore di un Nuovo senza  Inizio…

Stefano Bagnoli ne traduce a suo modo la Veggenza, provando a ricostruire quel Deliquio Esistenziale fra Assenzio (il distillato dei maledetti) e Inferno della fine, combinandone la sensibilità profonda  con un impressionismo musicale acido e fluido, chiaroscurale e bruno, efficace nella sua semplicità compositiva risonante di effetti immediatamente percepibili, coraggiosi e talora volutamente enigmatici, paradossali fino al punto di colloquiare con goliardici ritmi samba (Eternità) ed Effetti New Age sul senso del Creato e dell’Ignoto quale Umberto Petrin interpreta in Rimbaud reprise nella “nota frase, la preferita, quella che fa volare alto” (come il Nostro asserisce nel booklet): “E’ ritrovata. Che cosa? L’Eternità. E il Mare che si fonde Col Sole”.       

Ogni strumento è suonato dal Bagnoli, in coerenza con l’Assoluto Sognatore che Rimbaud fu, schivo nell’apprender da altri e nel con altri Dialogare: l’Amore per e con Verlaine, la Follia e l’Impassibilità, l’odio acerrimo per Napoleone tiranno ingannatore, cultore della Bellezza, poeta del Nulla e dell’Infinito.

Ogni composizione, ovviamente, è del musicista milanese, il cui modo d’intendere questo Viaggio in sintonia con Una stagione all'inferno (Une saison en enfer, 1873) del poeta francese non può che portare a sonorità diverse, le cui forme jazzistiche appaiono visionarie ed ispirate ad un’avanguardia mai fine a stessa.

Fabrizio Ciccarelli

Stefano Bagnoli: batteria, pianoforte, tastiere, vibrafono, contrabbasso, percussioni, electronics

  1. Rimbaud 2. Bocca d'ombra 3. Voyelles 1 4. Assenzio 5. a & p 6. Suole di vento 7. Voyelles 2 8. Io è un altro 9. Due spari  10. Neve e deserto  11. Visioni 12. Voyelles 3  13. Veggente  14. Verlaine  15. L'inferno della fine  16. L'eternità'  17. Rimbaud reprise

 

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