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Stefano Bagnoli We Kids Trio

Brakeless

Abeat Records 2018  

    

A nome del vigoroso ed elegante “brushman” Stefano Bagnoli un’ulteriore riprova di come il jazz italiano appaia in salute, sia nella rilettura di pagine importanti di ogni tempo sia nelle potenzialità scrittorie che in Brakeless appaiono più che chiare, fulgide e determinate, prive di quelle collusioni con ermetismi e/o concettualismi che stanno togliendo vigore e spontaneità a tante Blue Notes, per così dire, internazionali.

L’Uomo delle Spazzole (perché le sa usare veramente benissimo) dirige un Trio che sa esplorare aree espressive intense e differenti, che sa darsi Metamorfosi sia in contesti ridotti che in ensemble ampliato, a mio avviso partendo da un Centro di metafisiche dimensioni liriche poste in vibrazione dall’accuratezza pianistica del  composto Bon Goût  di Giuseppe Vitale e del Bon Ton di Stefano Zambon al contrabbasso (When it’s sleepy time down South, di Clarence Muse, Leon e Otis René) la cui destinazione spirituale fra gli estremi esistenziali di Bill Evans ed Oscar Peterson sovrappone la bellezza della pagina classica allo spessore contemporaneo dell’Immediato, del Necessario, dell’Epico senza strali accademici, per giungere in eguale bellezza all’ariosa luminosità di Sardinian night, all’affabile Bop in clima jam session di Just in Time di Jules Styne, al maggiore Hard  de La vitale importanza, al divertito tran tran onomatopeico di Brushes Bozzetto.

Ed allora si ricompone l’Ordine delle Urgenze poetiche annunciato dall’Incipit Honeysuckle Rose, splendida  ondeggiante song del geniale Fats Waller scritta in perfetto Broadway Style nel 1929 : l’elegiaca matinée Goodbye Mr. Evans di Phil Woods reclinata nel morbido delicato del sax tenore di Francesco Patti ed il lento Tango di Giulio Libano che disegna geometrie d’amore che crepitano fra Il Tutto si Crea ed il Tutto si Distrugge, segno intermedio a firma del Bagnoli che dimensiona il proprio “Senza Freni” (Brakeless, appunto) sempre pronto a gettarsi negli sviluppi di ciò che nasce – improvvisando e meditando – dai Colori di Aggettivi e Sinonimi che più volte nascono e rinascono nella fine Sensibilità della sua stessa Esistenza artistica.

Fabrizio Ciccarelli             

Stefano Bagnoli : drums/Giuseppe Vitale : piano/Stefano Zambon : doublebass/Francesco Patti : tenor sax on track1,6/Giuseppe Cucchiara : doublebass on track 1

1.Honeysuckle Rose (Fats Waller)

2.Sardinian Nights (Stefano Zambon)

3.When it’s sleepy time down South (Clarence Muse, Leon & Otis René)

4.Just in Time (Phil Woods)

5.Brushes Bozzetto (Stefano Bagnoli)

6.Goodbye Mr.Evans (Phil Woods)

7.La vitale importanza (Stefano Bagnoli)

8.Giulio Libano (Stefano Bagnoli)

9.Do you know what it means to miss New Orleans? (Eddie Delange-Louis Alter)

10.Iqbal (Giuseppe Vitale)

11.Brushes Bozzetto 2 (Stefano Bagnoli)

12.Bass Boy (Stefano Bagnoli)

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