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Harold López Nussa, Un Dia CualquieraMack Avenue Records 2018, distribuzione Egea

Il Latin Jazz è stato per anni una colonna portante delle Blue Notes, e non soltanto negli Stati Uniti: Dizzy Gillespie, Charlie Byrd e Stan Kenton per primi intuirono le potenzialità espressive dei ritmi e delle armonie del Caribe; Stan Getz, Gerry Mulligan, Chick Corea, Miles Davis, Pat Metheny (tra gli altri) ne nobilitarono l’aspetto stilistico portandolo a diaframma improvvisativo di enorme e meritato successo di pubblico. Citare oggi quanti siano i musicisti che si rifanno al Latin è praticamente impossibile, tanto sono numerosi e diversi per attitudine e per intenzione estetica.

 

Di certo non sono molti quelli che risultano davvero vicini alle radici e all’anima di Cuba, come Harold López Nussa nel suo ultimo album Un dia cualquiera, inciso in trio con il noto e bravissimo bassista Gaston Yoja ed il fratello Ruy Adrian, abilissimo batterista-percussionista (come si conviene alla tradizione fusion e caraibica).

 

Figlio d’arte (il padre batterista, la madre pianista) è da tempo giunto ad una maturità artistica riconosciuta a livello internazionale, sia come autore che come arrangiatore, ferma restando la sua indubbia qualità pianistica, esibita nelle recenti performance a Montreux, Newport, Monterey, Tokyo e Montreal, nel corso dei più importanti festival jazz contemporanei.

Veniamo con piacere al disco, all’hard bop meticcio di "Cimarròn" e "Conga Total", alla melodica bellezza di Danza de los Ñañigos che nella sua forza “intima” richiama alla memoria sia lo spessore raffinato di Hank Jones che l’accumulo tensivo di McCoy Tyner, alla poesia del tango di "Una Tarde Cualquiera en Paris" (la stessa che sarebbe stata amata dall’intimismo cangiante di Michel Petrucciani, come anche in "Contigo en la Distancia"( che nulla ha che vedere col pop lustrinato di Christina Aguilera e Luis Miguel- ma non con la struggente versione di Mina con Agel “Pato” Garcia in “Salomè”, PDU 1981 -   se non l’autore del pentagramma di questo morbido e avvolgente Bolero, il “vecchio trovatore cubano” César Portillo de la Luz).

 

Il composto classicismo di Preludio, ricordando come Harold Lòpez Nussa abbia fatto parte dell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Cuba con cui ha dato vita ad un “Fourth Piano Concerto” di Heitor Villa-Lobos (il maestro brasiliano padre del neoclassicismo nell’America del Sud) carico di tensione e generoso nell’esplorazione melodica della mano destra, può dare il senso più ampio del disco: Hard Bop, tradizione cubana, classicismo novecentesco sudamericano, lirismo ed introspettività al di sopra di ogni virtuosismo ma anche di ogni facile soluzione folclorica, quell’entusiasmo vitale nel caleidoscopio creolo dell’Havana che per il Nostro è capitale di una “grande bellezza” che unisce la Cultura alla Spontaneità, un emozionante connubio dal quale lasciarsi trasportare.  

 

Fabrizio Ciccarelli


Piano and composition  – Harold Lopez Nussa

Bass – Gaston Joya

Percussion – Ruy Adrian Lopez Nussa

  1. Cimarrón
    02. Danza de los Ñañigos
    03. Una Tarde Cualquiera En Paris (to Bebo Valdes)
    04. Preludio (to José Juan)
    05. Elegua
    06. Hialeah
    07. Ma petite dans la Boulangerie
    08. Y la Negra Bailaba
    09. Conga Total / El Cumbanchero
    10. Contigo en la Distancia
    11. Mi Son Cerra’o

 

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