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Riccardo Galardini Trio, L’isola colorata, AlfaMusic 2018

 

 

Un “DopoTempo” L’isola colorata del Riccardo Galardini Trio, un percorso a ritroso nella vita artistica ed una celere luce del futuro del chitarrista toscano, un album come costruzione e ricostruzione nel filo sospeso del racconto (della narrazione autobiografica) dei dettagli più importanti, delle immagini che contano fra le sue scritture musicali da più di 35 anni. 

Prima considerazione: l’Ingegno creativo attraverso l’ammirazione dei maestri nei quali il Nostro, a mio avviso, si riconosce (jazzisticamente parlando Wes Montgomery, Jim Hall e Pat Metheny in primis, ma senza che questo comporti parallelismi e iterazioni), l’evoluzione vissuta come eccellente collaboratore di uno dei più grandi interpreti dello Storico Cantautoriale, Ivano Fossati (plauso indiscusso), direttore d’orchestra in 12 edizioni sanremesi, autore di 30 colonne sonore e docente al “Verdi” di Prato e al Conservatorio di Cuneo. 

La chitarra jazz italiana ha conosciuto grandi momenti (Franco Cerri, Gigi Cifarelli, Roberto Colombo, Sandro Gibellini, Sergio Coppotelli, Eddy Palermo, Jimmy Villotti, e per brevità ci fermiamo qui) e, storia nelle storie, se fosse possibile dar corpo all’idea stessa della Discrezione e dell’Eleganza attraverso le Note sicuramente uno degli esiti più interessanti sarebbe la leggerezza affabile del tocco del Galardini, che cesella e riflette sia su anditi scoscesi e stilisticamente disobbedienti che su spazi e silenzi aerei, dando risalto e sostanza ad ogni dettaglio intimo ed ai propri entusiasmi, come forse nel suo concepire Mondo e Musica. 

In una visione eclettica delle Blue Notes che condividiamo in toto, velare Bossa, Bop, Cool e Jazz Rock in un’atmosfera impressionista ben estesa risulta del tutto naturale (e non preordinato) con le belle luci interpretative di Giacomo Rossi al contrabbasso e Paolo Corsi alla batteria: dall’affabile finezza della samba canção di “Plumbago”, ai deliqui di Blue Notes in colori World (“Trip One”), dalla fine ed intuitiva lettura blues di “Imagine” di John Lennon al forte impeto dei magneti elettrici di “Blues for Diego”, dal fluido confidenziale di “For Tomaso” alla sorridente improvvisazione finale di “44 Cats” (giocata con ironia e sagacia sui “44 gatti in fila per sei col resto di due”, e chi non la ricorda?). 

Ma proviamo ad invertire il plateau della narrazione, poiché spesso vedere al contrario, invertire l’ordine normale dell’intreccio e dell’elenco dei brani, può suggerire chiavi di lettura davvero interessanti: i 44 gatti non sono un divertissement ozioso o una mera prova di abilità tecnica, anzi sembrano ricondurre, in diversa articolazione espositiva ed armonica, agli angoli luminosi e privati dell’Incipit “L’Isola Colorata”, un’Isola Misteriosa aperta a “Zefiri sereni” e venti autunnali, un’Isola di Ulisse all’osservazione del Noto e alla ricerca dell’Ignoto. 

Dalla Fine all’Inizio più che dall’Inizio alla Fine, com’è sempre giusto per quel che la Vita ci dona e c’insegna. 

Fabrizio Ciccarelli

 

RICCARDO GALARDINI Chitarra semiacustica, classica, elettrica, folk
GIACOMO ROSSI Contrabbasso, live electronics 
PAOLO CORSI Batteria, percussioni

1 L’isola colorata 5:12
2 Blues for Diego 4:37 (Tema dal film di F. Nuti “Io Chiara e lo Scuro”)
3 For Tomaso 5:45
4 Cover poster (The Earth, the Sea, the Sky) 5:36
5 Plumbago 5:50
6 For Andrea 4:22 (Tema dal film di F. Nuti “Io Chiara e lo Scuro”)
7 Trip one 5:39
8 Max blues 4:11
9 Imagine 5:41
10 Marcel 6:48
11 44Cats (Ridens Blues) 4:39


Tutti i brani composti e arrangiati da Riccardo Galardini tranne 7 (Galardini/Papi) e 9 (J. Lennon)


Coordinamento di produzione: Fabrizio Salvatore

 

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