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Bonora, Enkidu, Emme Record Label 2019

 

Quando si dice “disco d’esordio”… 

E che esordio questo del sestetto Bonora, giovani artisti che sembrano possedere il calibro di consumati leoni da Live, bravi esecutori, improvvisatori, compositori. 

Enkidu, oltre ad ispirarsi ad i più importanti maestri moderni e oltre a ricordare da una parte l’hard bop e dall’altra la sperimentazione, è un album molto ben concepito nelle variabili contemporanee del jazz, uno di quelli che lasciano pensare che qualcosa da dire di nuovo c’è sempre nelle Blue Notes, a discapito dei gufi intellettualoidi che non vedono l’ora di cantar salmi funebri e infiocchettare l’Addio alla Bella Musica. 

Pur tenendo nel dovuto conto la verde esperienza dei protagonisti, non si può non notare una profonda cultura ed una misura espositiva davvero notevole, a partire dalla Varietas di pensiero di Francesco Giustini alla tromba e Leonardo Rosselli al sax tenore, in possesso di una tecnica eccellente e di una leggerezza di tocco in grado di dare piacevolezza ed intelligenza ad ogni brano nel quale abbiano modo di mostrare la propria fantasia improvvisativa, in coerente armonia con gli interessanti assunti stilistici del chitarrista Daniele Bartoli, il saper “entrare nel pentagramma” del pianista Alberto Lincetto, la personalità versatile e creativa del contrabbassista Alberto Zuanon e l’ottimo timing del batterista Stefano Cosi. E non si esagera nel citare le abilità d’ognuno del Sestetto… 

Possiamo inoltre affermare che in Endiku non esiste alcun brano “riempitivo”, nessun momento di pausa, di stasi conoscitiva, dal momento che ad ogni composizione corrisponde un’atmosfera in sé precisa e compiuta, descrittiva d’un attimo dal significato completo da qualunque lato strumentale lo si voglia osservare: dall’entusiasmo bop di “Bonhora” (Lee Morgan, Jackie McLean…), dal coinvolgente swing di “Doppio gioco”, dagli ottimi sinonimi jazz rock della title track ai colori pastello della ballad “Caran d’Ache” (tra le migliori matite al mondo), all’intimismo delle nebbie solari di “Bebo”, “Un tono da te” e “Canzone”, alla concentrazione emotiva di “Centesimi” (John Coltrane docet). 

Enkidu (selvaggio civilizzato dai modi eleganti e dalla filosofia di una bellissima cortigiana tanto da divenire, per volontà della regina madre, protettore di Gilgameš alla ricerca dell’Armonia e dell’Immortalità, come nell’affascinante ciclo epico sumerico dell’Epopea di Gilgameš tramandato da 4500 anni) non è titolo a caso, poiché narra di ricerca di conoscenza, di purificazione, di rinascita attraverso, come detto nelle Note di Copertina, la “bellezza inaspettata del mondo, di cosa significa amare, avere paura, soffrire e sperare”.  

Ed allora la si smetta di considerare uniche esperienze inimitabili quelle dei   nobili padri del jazz moderno, poiché di bravi figli ne hanno generati, e con tante Idee nuove da ascoltare e condividere. 

Fabrizio Ciccarelli 

Francesco Giustini: tromba, flicorno (comp. 1,2,5)
Leonardo Rosselli: sax tenore, sax soprano (comp.6)
Daniele Bartoli: chitarra elettrica
Alberto Lincetto: pianoforte, tastiere
Alberto Zuanon: contrabbasso (comp.3,4,7,8,9)
Stefano Cosi: batteria 

1.Bonhora
2.Enkidu
3.Caran D'Ache
4.Bebo
5.Vedute
6.Centesimi
7.Un tono da te
8.Doppio Gioco
9.Canzone

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