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Gatos Do Mar

La Sindrome di Wanderlust

Radici Music Records 2019

 

Non basta ideare belle storie, bisogna anche saperle raccontare.

E, se sono in musica, meglio ancora se a narrarle sono idee nuove: Gatos do mar, tre artisti nel trinomio assoluto voce-arpa-percussioni in una Pangea che sa d’evocazione e di plurilinguismo, sia nei testi cantati che nella sintassi degli arrangiamenti.

Il titolo scelto per l’album , La sindrome di Wanderlust, ne è perfetta descrizione: necessità di movimento, di viaggio soprattutto mentale, desiderio di conoscere il mondo che, lontano dall’esser patologia nelle scelte artistiche, è ottimo esempio (letterario e musicale) di quanto sia definitivo nell’animo umano navigare a vela sciolta nel Sale del Tempo, tra nelle radici popolari (e raffinate) di un sogno antichissimo che si chiama “Suono e Mare”, orizzonte di ogni Sud del mondo, bello e infinito come ogni inconosciuto da conoscere con la consapevolezza cosmopolita dell’Emozione, che non ha bandiere né confini territoriali.

La materna Neapolis del Trio, e poi Brasile, Magna Grecia, Hispania, Lusitania, Caraibi, Maghreb e luoghi creoli francofoni i centri trasparenti di una vena lirica sostenuta da armonizzazioni ispiratissime ed articolazioni melodiche originali, delle quali sintesi è la copertina in “Blu Chagall” nei toni favolistici di un primitivismo colorato e libero, Sostanza di un album dal tenue Pathos nel recupero della Memoria nell’Arte del Viaggio e nella ricerca della Gioia di Vivere, come già (volendo riferirsi ai primi studi sulla Sindrome) nei temi essenziali del romanticismo tedesco, specie nella letteratura di Goethe, nella musica con opere come la “Fantasia Wanderer” di Schubert o nella pittura con “Il Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich.    

Il tema portante del disco viene declinato tra atmosfere di grande suggestione: un’arabeggiante “Catania”, il folk ispanico di “Violeta” dedicato alla grande cantautrice, poetessa e pittrice cilena Violeta Parra, la suadente crepuscolarità di “Souvenir”, la luce struggente di “‘Ncoppa ‘a funtana”, il fado di tramonto di “Sodade”, l’intenso celtico-napoletano di “Appriesso a mmè”, il punto d’arrivo (d’approdo) di “Mashalaima” (come per l’Ulisse di Omero) e soprattutto di “Jemanja”, Grande Madre protettrice delle donne e dea del mare nei culti afrobrasiliani come il Candomblé e il Vodun, nell’avvolgente metrica dei versi tra Eugenio Montale e Carlos Drummond de Andrade:

Mentre l’alba affiora in mare

Canta già il gabbiano reale

E’ l’estate nascosta della mia città

Notte di lucciole e di spuma

Tra i nidi delle insenature

In attesa che si svegli Jemanja

Mentre il sole spegne i colori

Dorme già il gabbiano reale

E’ il tramonto che scende sulla mia città

Notti di lucciole e di spuma

Salmastre su pietre scure

In attesa che si addormenti Jemanja

 

Fabrizio Ciccarelli

 

Annalisa Madonna-voce; Gianluca Ravinello-arpa; Pasquale Benincasa-batteria, marimba, hand pan, percussioni

1. Catania. 2. Violeta. 3. La grammatica degli istanti. 4. Souvenir. 5.'Ncoppa a funtana. 6. Mashalaima. 7. Sodade. 8. Aprriesso a mme’. 9. Jemanja. 10. Ninna nanna del leone.

 

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