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Recensioni
Tommaso Vivaldi “Phil Woods Sonata”
di Fabrizio Ciccarelli e Daniel Bologna
Tommaso Vivaldi: Alto Sax & Piano
Se inizialmente l’ascolto del disco può sembrare un po’ ostico per alcuni ascoltatori, bisogna per varie motivazioni, lasciando al lettore la capacità di trovarle, andare a sentire cosa si nasconda dietro l’ultima prova del giovanissimo Tommaso Vivaldi.
Studia pianoforte dall’età di 6 anni, viene ammesso al conservatorio “G. Verdi” di Milano con il massimo dei voti, entrando successivamente a far parte della classe di sassofono con il maestro Marco Buontempo . Da qui il veloce avvicinarsi al mondo delle blue notes.
Egli ha scelto la celebre quanto difficoltosa Sonata del sassofonista statunitense Phil Woods, che, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, ebbe modo di contribuire alla stesura di importanti pagine della storia del jazz, al fianco di nomi quali Dizzy Gillespie, Quincy Jones, Thelonious Monk, Sonny Rollins, Lenny Tristano, Benny Goodman, solo per citarne alcuni. Il titolo originale dell’opera è “Four Moods for Alto and Piano” , una pagina complessa e votata all’improvvisazione, distinta da un cromatismo inquieto e crepuscolare, nel quale il sassofonista di Springfield intese trascrivere il proprio solismo molto diretto, aggressivo, una carica emotiva intensa e penetrante secondo un singolare ed invidiabile senso della scrittura che ne documenta il calore esecutivo e l’impiego attento di alcune innovazioni soprattutto timbriche.
Nei classici quattro tempi della sonata Vivaldi dà prova di sé cimentandosi sia al piano che al sax in un progetto che, come egli stesso afferma, “nasce dalla voglia di incidere un disco completamente da solo, senza l’ausilio di nessun altro musicista.”
Lo strumentista è dotato di sensibilità, il fraseggio è sicuro, preciso nel ricomporre i percorsi melodici dettati dal pentagramma dal quale sbilanciandosi, a volte, lascia trapelare cosa vi è dietro: un pathos dissacrante, impegnato ed evoluto, che dà vita a lirismi dotati di espressiva e riflessiva energia, specie se al sassofono, in linea con quella che è la matrice puramente jazzistica del fraseggio e della costruzione del brano. Inoltrandosi negli ambienti del veloce e moderatamente veloce lo stampo classico riemerge, in particolare nel pianismo, fondendosi nelle intenzioni sassofonistiche, creando ambienti di tensione causati dal contrasto stilistico e da una certa rugosità dell’esecuzione, da note strette a da ampi sovracuti. Da ricordare a questo proposito la difficoltà riscontrabile nel sovrapporre in tempi differenti ciò che nasce per essere suonato assieme, necessitando quindi di solidi schemi ritmici alla base che non sembrano però tradire la dinamica dell’esecuzione.
L’album così appare: una messa in prova delle proprie doti artistiche, proponendo tramite un brano di raffinato equilibrio sonoro scritto appositamente per sassofonisti classici, quel ritratto di sé, sia nei suoi lati più temperati sia in quelli più introspettivi .
Fabrizio Ciccarelli e Daniel Bologna
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