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NewStrikers, Musiche Insane, AlfaMusic, 2020

 

La verve avanguardista e creativa di Antonio Apuzzo, animatore dei New Strikers per Musiche Insane, è il tema portante di una performance dove un Jazz possente e la Poesia s’incontrano con coerenza grazie alla forza testuale di versi potenti sui quali converrà fare qualche necessaria osservazione.

Ma iniziamo dalla musica: nel booklet la citazione dell’album di Ornette Coleman “This is our music”(Atlantic 1960, manifesto del suo nuovo Jazz ed una delle sue più importanti realizzazioni del suo storico quartetto con Don Cherry, Charlie Haden e Ed Blackwell) è assolutamente congrua alle intenzioni di un Free non distonico, piuttosto denotato da un’essenzialità teatrale alla Kurt Weill e da un senso progressive alla Gentle Giant per esecuzioni che non mettono mai a repentaglio la chiarezza istintuale di quell’Insano (ma allora qual è il Sano?) che vive tanto di abilità virtuosistiche individuali quanto di assoluta pulizia negli effetti sonori d’assieme, peraltro in attenta concordanza col recitato ed il cantato della vocalist Marta Colombo che salta, s’insinua, divaga lungo tutta l’estensione delle note e dei portamenti strumentali.  

Indicativo in tal senso il melange di Amore e disamore ove l’aspro crepuscolarismo del testo italiano fluisce nella voce più black e lirica della parte in inglese, pari al crescendo tensivo e lunare tra le acidità del sax e del clarinetto basso di Antonio Apuzzo, le variabili per archetto del contrabbasso di Sandro Lalla e le concentrazioni ritmiche di Michele Villetti alla batteria, in pieno accordo con la tromba di Valerio Apuzzo e con le percussioni di Luca Bloise. Eguale effetto del resto si nota già nella libera espansione dell’ introduttivo  Prologo in tre parti - quando si ha già la sensazione di in Progressive ampliato ad un visionario amalgamato alle intuizioni del citato Coleman ed a quelle free form di significato politico inaugurate da Max Roach, Cecil Taylor e Charles Mingus (essenze sociali ben evidenti in tutto l’album) -  e nel conclusivo La fanfara della lunga marcia, agitato e caustico epilogo tra lo “Stream of Consciousness” di James Joyce peraltro già citato in S’infossa il passo e traballa l’orizzonte (tradotto in termini musicali: il “flusso di coscienza” del Free) e il suono collettivo di una mini suite che sembra ispirata alla “Ballata del vecchio marinaio” di Samuel Taylor Coleridge con rimandi (e come non pensarli?) ai migranti morti nei naufragi e alla contestazione del  sistema capitalistico, abilmente giocata nella metrica delle assonanze e delle metafore ardite:

Caddero alla prima sciroccata / le foglie d’oro del decoro affettato/ e dai rami ingrovigliati pendono/ cartigli anneriti di terribili/ vergogne bacche svuotate/ ovai senza semi.

Ma ampio e articolato è il trait d’union che lega per Note e per Versi le Musiche Insane che, “riavvolgendo il nastro”, ci accorgiamo d’aver incontrato, ancora frastornati dal Prologo, in ‘O Veliero blu: la notte, e soprattutto l ’abbandono per la partenza in mare dell’amato, tema così frequente nelle “canzoni di donna” d’ispirazione arabo-ispanica, nelle “cantigas de amigo” galego-portoghesi e dunque, per assimilazione culturale dovuta alla Storia del nostro Sud, nella poesia popolare e nel canto mediterraneo di Marta Colombo in elegiaco vernacolo campano:

Va ‘o veliero ca va / mmiezo ‘a notte accussì/ inta l’oscurità…chiove e  penso a te / ‘o juorno ca partiste senza e me…scetame sole ca vai/ famme scuorno/ aroppo a sta notte blu/ scetame pe carità/ famme verè accussì…  

Coordinata la cover di Paul Whitehead, collage d’un pastiche neo-pop con la bella sciamannata che guida l’aquilone a farfalla che vola sul veliero blu diretto a selvagge coste verdi ed in basso il caos filamentoso che è storia del presente, tra spazzatura industriale e resti d’una speranza per il futuro.   

Ottimo Jazz d’avanguardia a firma tutta italiana per rimandi culturali e per pathos. Avanguardia italiana  aperta al Megacontinente mediterraneo-afro-americano. Jazz d’avanguardia, caso mai bastasse la definizione. Quel Visionario che mai non basta, come per ogni Estro irregolare e libero.  

Fabrizio Ciccarelli

Marta Colombo vocals, gongoma, percussions - Antonio Apuzzo alto sax, tenor sax, bass sax, clarinet, bass clarinet - Valerio Apuzzo trumpet, cornet, flugelhorn - Luca Bloise marimba, percussions - Sandro Lalla double bass - Michele Villetti drums, duduk - Jolanda Insana (vc 3)

1Prologo No more - Tra mine e minareti - Goccia a goccia

2'O veliero blu

3 Meghiddo blues

4 S’infossa il passo e traballa l’orizzonte

5 Amore e disamore Strings in the earth and air

6 La valle delle grida

7 Rosso 17

8 Strike and sing

9 La fanfara della lunga marcia L’inabissamento - Last blues - Epilogo

All music by Antonio Apuzzo except 2 by Sandro Lalla and 6 by Marta Colombo and Michele Villetti.

Lyrics by Antonio Apuzzo (1-2-7), Marta Colombo (3), Jolanda Insana (4),  James Joyce (5) Dylan Thomas (8) and Cesare Pavese (9)

All arrangements by NewStrikers

Production Coordination Alessandro Guardia & Fabrizio Salvatore

 Qui l'intero album:

https://www.youtube.com/watch?v=zhxzp0ykkfY&list=OLAK5uy_nMNMInegptZX4Dn5w_rxT86ozrxvFi6Qw&index=1

 

 

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