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FAUSTO FERRAIUOLO TRIO,  Il Dono, Abeat Records 2019

Del dire in Trio: Fausto Ferraiuolo, Il Dono. Un approccio modernissimo, riuscito in ogni angolo della sua essenza jazzistica; l’unione perfetta di tradizione ed innovazione in un linguaggio melodico del tutto personale e raffinato in brani veramente ricchi di effetti impressionistici e di ricerca emotiva, risultanti di un interplay estremamente coinvolgente con l’arte sopraffina di Aldo Vigorito al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria.

Dieci approcci di grande finezza nell’Apollineo Rinascimento e nel tardo Romanticismo (dionisiaco, ovviamente) del Ferraiuolo compositore, significativamente coronati dal passo lieve in chiusura del Live in Studio, Somebody Loves Me di George Gershwin, genio novecentesco al quale il Nostro deve plurimi e difformi battiti del proprio cuore, energia vitale, calda intensità swing che, pagina dopo pagina, emerge nell’inventiva di Note limpide e fluide. 

Disegni eleganti e ascendenti nell’apertura di Fire Island e tenuti in assieme dai corollari stilistici di una ritmica di alta caratura jazzistica; sottili ombre contemporanee nel portamento intimo di Three, nel complesso astratto di Improtune e nel pensoso ispaneggiante di Rue De La Vega che svela la curvilinea cultura del pianista partenopeo (un dovuto pensiero a Chick Corea come nel brio sussultante di Baires, e ci sembra più che giusto, come più che corente il sentimento indotto dall’astrale lirismo dell’immenso Bill Evans); l’intimo sussurrare del monologo notturno O Impro Mio, nelle cui cromie s’odono riverberi sonanti e dissonanti delle armonie di O Sole Mio (e anche questo ci sembra più che giusto: il ricordo istintivo delle radici); la cantabilità luminosa di 4 Septembre e Even The Score dialogata con un’eccellente flessibilità contrabbassistica mediata dalle fuggenti linee ritmiche piatti-rullante della batteria; le 12 battute in sinossi moderna di Astavo Blues (sempre il Blues nella Memoria d’ogni jazzista che si dica jazzista).

Un’attenzione particolare per l’effluvio a cascata delle variabili chiaroscurali di C’Est Tout, che conducono a quel Quid metafisico che appare centro essenziale della riflessione estetica e delle pulsioni esistenziali di un artista dalla multiforme natura ispirata ad un’Affettività accolta nei tratti più autobiografici e nelle tensioni più terse ed immediate.       

Più delle nostre parole, Dono come Dono dell’Incontro, come scrive Fausto Ferraiuolo nel booklet: “Le anime si mescolano con questi due grandi musicisti con cui ho condiviso il piacere in una creazione comune. Ogni brano che scrivo è un modo per ripagare un mio debito di gratitudine. Per questo le composizioni di quest’album sono dedicate ai miei genitori, ai miei maestri, a mio marito, ai miei amici”.

Condividere, questa l’Essenza. Bravo Fausto.

Fabrizio Ciccarelli

Fausto Ferraiuolo (p, composition) Aldo Vigorito (cb) Jeff Ballard (ds)

  1. Fire Island
  2. Three
  3. Rue De La Vega
  4. O Impro Mio(Ferraiuolo/Ballard/Vigorito)
  5. 4 Septembre
  6. Astavo Blues
  7. C’est Tout
  8. Baires
  9. Even The Score
  10. Improtune(Ferraiuolo/Ballard/Vigorito)
  11. Somebody Loves Me (G.Gershwin)

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