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TOMMASO GAMBINI, The Machine Stops, Workin’ Label 2020

Un disco indubbiamente denso di creatività e di suoni moderni, metropolitani e astratti, che parlano dell’esperienza e della riflessione del giovane chitarrista-compositore Tommaso Gambini, torinese d’adozione newyorkese che con The Time Machine Stops esordisce sul proscenio della musica internazionale.

In effetti, di realtà internazionale si deve parlare facendo riferimento all’eclettico potenziale compositivo, ai climi evocati, alle sensazioni suscitate in brani dalla forte componente emotiva spesso minimale e ricercata assieme alle suggestioni prodotte da comprimari di importante livello culturale, alla capacità di variare l’uso degli strumenti a seconda del discorso intrapreso per ogni singolo brano.

Per questi motivi consideriamo l’album una performance ispirata che rende conto della poliedricità del pensiero musicale del bravo Gambini, del suo dinamismo intellettuale e del suo saper equilibrare gli arrangiamenti in modo contemporaneo  (si ascoltino in tal senso gli intensi e descrittivi apporti vocali sorretti da frame sonori elettronici poi stilisticamente esaltati da suggestivi slanci solistici di sax, flauto, clarinetto, chitarra, synth, basso e batteria).

Scegliamo dei brani rappresentativi: il corpo pulsante e straniante di The Old Machine, ipnotico nelle crepuscolari ridondanze minimaliste, la notturna pensosità di Vashti, la fantasiosa intelaiatura jazzistica di Second Hand Ideas nella quale la Sei Corde di Gambini vive di plastiche e continue metamorfosi in ottimo dialogo col sax alto del talentuoso Ben Van Gelder. 

C’ è jazz moderno e tanto altro, un’idea che ragiona sulle timbriche e sulle possibilità di utilizzare in modo penetrante  espressività strumentali in nome di una Macchina-Non Macchina che non avrà mai supremazia sull’uomo e le sue risorse psichiche, un contro-discorso che piace molto ascoltare da un giovane artista che ne sa molto di tecnologie e ancor di più  dei limiti antropologici che le stesse inevitabilmente  hanno per natura e che altrettanto inevitabilmente saranno un giorno destinate a spegnersi, per un neo- Rinascimento del Vir Artifex, dell’ homo faber fortunae suae, di in visionario Uomo morale e filosofo.

Fabrizio Ciccarelli

Tommaso Gambini guitar, synthesizers

Manuel Schmiedel keyboard, synthesizer

Ben Tiberio bass

Adam Arruda drums, percussion

Ben Van Gelder alto saxophone (track 4)

Dayna Stephens tenor saxophone (track 6)

Jacopo Albini clarinet, bass clarinet (track 1, 5)

Anggie Obin flute (track 3)

Additional synth programming Casey Berman

Vanisha Gould spoken words

  1. The Old Machine
  2. Kuno
  3. Vashti
  4. Second Hand Ideas
  5. The New Machine
  6. Anonymous
  7. Tomorrow

UFFICIO STAMPA: Gianpietro Giachery. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LISTEN!

https://www.youtube.com/watch?v=7fp6cWH4svg&list=PLEjGt3s8d9lE-uto688pTYoiy1jIQPdwh (The Old Machine)

https://www.youtube.com/watch?v=X03vSNT0wXI&list=PLEjGt3s8d9lE-uto688pTYoiy1jIQPdwh&index=3 (Vashti)

https://www.youtube.com/watch?v=8MxchuyGSbY&list=PLEjGt3s8d9lE-uto688pTYoiy1jIQPdwh&index=4 (Second Hand Ideas)

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