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Recensioni
Tavolazzi-Pozzovio quintet "Stand Up.. One More Time"Tavolazzi – Pozzovio quintet

“Stand Up … one more time”
(Egea)

di Stefano Cazzato
D.Pozzovio - Piano
A.Tavolazzi  - Bass
G.Coen - Tenor and soprano sax
F.Turreni - Alto and soprano sax
L.Cesari - Drums

Stand up one more time (Pozzovio); Peace after thunder (Pozzovio); Noir (Coen); Lullaby for solow rivers (Pozzovio); Al-andalus (Coen); Semana grande ( Turreni); Labirynth (Cesari); Take and leave (Pozzovio); In cologne (Taylor); Carciofi alla giudia (Turreni)

Il pianista Daniele Pozzovio, autore di molte composizioni di questo album, nasce a Roma nel 1977. A quel tempo il bassista e contrabbassista Ares Tavolazzi, già collaboratore di Guccini, è  uno degli esponenti dello storico gruppo degli “Area”. Pozzovio si diploma presso la Saint Louis Jazz Academy nel 1996, segue nel 2000 i seminari della Berkeley di Boston e infine consegue il diploma in pianoforte al conservatorio di Frosinone nel 2006. Intanto Tavolazzi passa dall’avanguardia degli anni Settanta e Ottanta al jazz, musica alla quale ha dedicato gli ultimi trent’anni della sua carriera, svolgendo attività d’insegnante in diverse scuole, incidendo e collaborando con importanti artisti nazionali e internazionali come Enrico Rava, Stefano Bollani, Max Roach, Phil Woods,  Lee Konitz (ma non dimentichiamo, fuori dal jazz, le collaborazioni con Paolo Conte, Mina, Vinicio Capossela).

Dall’unione di queste due diverse biografie, storie, sensibilità, cui vanno ad aggiungersi quelle di tre eccellenti musicisti come Federico Turreni (al sax alto e soprano), Gabriele Coen (al sax tenore e soprano)  e Leonardo Cesari (alla batteria), nasce Stand Up … on more time, un disco che risulta  molto poliedrico proprio perché poliedrico è il quintetto che lo suona. Ricordiamo che Turreni ha un’esperienza internazionale ed è il leader dei Panjeazz, un quartetto che parla molte lingue musicali; che  Coen e Cesari sono tra i fondatori dei Klezroym, gruppo che ha contaminato jazz e klezmer; che molti componenti del gruppo fanno musica anche per il cinema e le altre arti. Pozzovio, ad esempio, ha scritto colonne sonore per film muti dell’espressionismo come Metropolis e Il gabinetto del dottor Caligari

Si inizia con un brano colto,  che dà il titolo all’album,  un titolo che probabilmente riprende Get up, stand up di Bob Marley, e si finisce con un omaggio popolar-romanesco, Carciofi alla giudìa, il tutto arricchito da citazioni di vario genere e da incursioni etno. C’è un’ispirazione di fondo che lega  i diversi brani, dando all’insieme una notevole compiutezza  poetica, e questa ispirazione  è quella di un jazz moderno, che ha fatto radicalmente sua la lezione dello swing, del bop e delle sue evoluzioni. Lo si intuisce da una bella energia ritmica, dall’intensità dell’esecuzione, dalle perfomances solistiche, dai duetti e soprattutto dalla struttura in un certo senso “classica” di numerose composizioni che iniziano con un tema chiaramente riconoscibile, si dilatano e si arricchiscono nell’improvvisazione - fortunatamente mai cervellotica -  e ritornano, placandosi, al tema originario. Si prenda per tutti un brano riuscitissimo, oltre che originale, come Peace after thunder.

Insomma tutti i musicisti di questo gruppo hanno nel loro Dna la potenza dell’improvvisazione ma si rivelano particolarmente maturi e calibrati nell’attuarla,  e infatti la attuano con tranquillità, in maniera naturale, bilanciandola con la melodia e con un certo calore espressivo, senza disorientare l’ascoltatore. Ascoltatore che da questo disco può trarre non solo il piacere della fruizione, ma anche gli stimoli, diciamo così, intellettuali per confrontarsi con la tradizione del jazz, per capire da dove il jazz viene e dove va. Questo lavoro del Tavolazzi-Pozzovio quintet dimostra che il jazz, proprio nel binomio equilibrato tra tradizione e innovazione, nella loro integrazione dialettica, senza cesure violente, è una musica che può dire ancora molto. E dare molte soddisfazioni alle nostre orecchie e al nostro animo.

di Stefano Cazzato

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